In vetta a Pizzo di Sevo che abbraccia 3 regioni

20 Ottobre 2019

La montagna di Amatrice, la più alta dei Monti della Laga 

Il Pizzo di Sevo è la montagna di Amatrice che, adagiata ai suoi piedi, fa parte integrante di quel monte imponente e severo. Si tratta della terza elevazione (2.419 m) dei Monti della Laga dopo il Monte Gorzano e Cima Lepri e si trova al confine Lazio-Abruzzo come la gran parte del massiccio.
Per raggiungerlo si parte dalla località Macchie Piane (1.600 m) che si raggiunge seguendo da Amatrice le indicazioni per Sommati-Sant’Angelo. Da lì si imbocca una mulattiera (sentiero 371) sul verde pianoro e ci si dirige verso una macchia di faggi dove si arriva in 15 minuti. Inizia ora una lunga traversata a mezza costa che aggira il Pizzo di Sevo superando alcuni costoni. Si arriva in breve al ripiano Colle dell’Orto (1.852 m, 45 minuti) e si sale verso il più profondo costone detto Fosso dei Caprini dove scorre sempre acqua, abbondante in primavera. Dopo una seconda nervatura, ci si avvia verso la sella e in circa due ore si sbuca finalmente sul vado di Annibale. E sì, abbiamo percorso già questo sentiero detto “tracciolino di Annibale” per recarci su Cima Lepri, ma questa volta andiamo nella direzione opposta (sentiero 301) dove ci guarda il Pizzo di Sevo.
L’ultimo tratto di salita è faticoso e si inerpica tra erba e sassi donandoci panorami nuovi: da Cima Lepri al Gorzano, dal mare al Corno Grande.
Finalmente siamo in vetta (2,30 ore), quella che unisce tre regioni, infiniti fossi pieni di acqua, strade statali, vedute spettacolari. È la Laga, quella verde, gialla, bianca, rossa, selvaggia e accogliente in tutte le stagioni. Panino, foto e via, scendiamo in direzione est verso l’evidente Monte Pizzitello che costeggiamo e proseguiamo. Seguendo una recinzione, per il sentiero 374 in direzione nord lungo la Costa Solagna, raggiungiamo una elevazione secondaria (Monte le Vene) alla cui base, con un po’ di attenzione, si intercetta una mulattiera che ci porterà ad aggirare il versante nord-ovest del Pizzo di Sevo.
Dopo circa 500 metri in diagonale verso sud, superiamo il primo fosso (Fosso San Lorenzo) che scende proprio dal Pizzo: si arriva nel punto dove è più stretto e si prosegue sull’altra sponda scendendo di quota verso Sud-Ovest dove il cammino diviene più evidente. Inizia la parte più selvaggia dell’escursione che attraversa le Macchie di Sant’Egidio e ha il sapore dell’arte pastorizia: capanne in pietra (1.850 metri circa), stazzi, radure inaspettate, segni di caseificazione. Si supera un secondo fosso, il Fosso dei Caciari e si entra in un bosco rado di faggi dove ci imbattiamo in rifugi per pastori, più “moderni” (vecchie roulotte). Poi ancora il Fosso le Sette Fonti e delle Macchie, con prati verdissimi in ogni stagione e profumi inaspettati. Qui la Laga esprime tutte le sue caratteristiche, dall’acqua, ai prati, dai fiori ai mirtilli, e le più antiche tradizioni; ci invoglia a tornare, per affondare ancora le nostre radici accanto alla bella vegetazione qui ancora fitta. Poco dopo arriva la carrareccia, che ci riporta quasi a Macchie Piane (15 km, 7 ore): ci vorranno una decina di minuti, quelli che passeremo a rivivere le immagini di oggi.
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