«Io, artista dalle radici abruzzesi che vive di musica grazie alla Luna»

Il cantautore torna con l’album Futuro improvviso «A Lanciano correvo sul corso e tifavo Guido»
LANCIANO . La registrazione in analogico anziché in digitale è stata una scelta di qualità, non di nostalgia. Lo stesso vale per ritmi, suoni e temi di “Futuro improvviso”, il nuovo album di Gianni Togni, cantautore nato a Roma nel 1956 ma con solide radici abruzzesi. È un progetto discografico nato dopo tre anni di lavoro, ma «che in realtà avevo programmato di finire prima», racconta lo stesso Togni, «doveva uscire addirittura nel marzo 2018. Diciamo che alla fine tutto quello che è successo intorno, anche cose personali, si sposa bene con il titolo, “Futuro improvviso”… Un futuro improvviso che hai già passato e stai già andando oltre».
Un titolo arrivato all’improvviso allora?
No, anche se ne avevo pensati tanti. Questo però rifletteva anche quello che accade nella nostra società, nella politica. Mi è sembrato quello più giusto a esprimere, come anche nei testi, un futuro che arriva con la speranza che tutto possa diventare migliore, che finisca una povertà non solo economica come si spera in generale, ma anche culturale, di sentimenti.
È un disco ottimista?
Sicuramente guarda a un futuro di cambiamento, che possa portare cose positive. Penso alla storia e a come dal Medioevo si sia passati al Rinascimento. Penso al fatto che non bisogna guardare alle sconfitte come a qualcosa di solo negativo, ma come a qualcosa che aiuta a migliorare, da cui imparare. Ai ragazzi di oggi insegnano che non devono mai perdere... Ma no: perdere può far bene!
Ascoltandolo, d’acchito, la prima impressione è che sia molto legato agli anni ’70 e ’80, o al massimo ’90: qualcosa che non segue la moda, insomma.
Quelli sono periodi ai quali mi ispiro, ma c’è anche tanto di artisti indipendenti inglesi e americani attuali. La moda poi non l’ho mai seguita: ho sempre fatto quello che mi sono sentito di fare. E dico quello che ho da dire. Vedo lo scrivere e comporre musica come una tela da riempire: penso al contenuto e alla forma, e in questo senso ho pensato di incidere in analogico.
Scelta nostalgica o per altri motivi?
Semplicemente perché c’è una differenza di qualità assurda! Da un lato viene fuori un suono scolpito, dall’altro un suono sbiadito.
È anche più difficile?
Servono persone che ci sanno fare con apparecchi vintage, costa di più e ci vuole più tempo. E soprattutto idee molto chiare e una preparazione più precisa. Ma alla fine la differenza è come mangiare una pizza fatta al microonde e una cotta in un forno a legna.
A breve compie 40 anni “Luna”, celebrata anche da Jovanotti con una sua versione.
È stata una sorpresa: non ne sapevo nulla e me l’hanno detto mentre facevo colazione. Ed è uscita bellissima! L’abbiamo anche cantata insieme alla tappa di Viareggio del Jova Beach Party, un mondo completamente diverso.Un’esperienza bella, oltre che una grande idea innovativa in sé che Lorenzo ha avuto il coraggio di portare avanti.
“Luna” è la sua canzone simbolo?
Forse è quella che è rimasta più impressa come singolo quando è uscita nel 1980. La mia più famosa penso sia “Per noi innamorati”: ha venduto 7 milioni di copie del mondo.
Se dovesse identificarsi con un suo lavoro quindi non direbbe “Luna”?
Se devo proprio “fare nomi”, dico che tengo tanto a “Bersaglio mobile”. Con me vi hanno lavorato grandi musicisti, e quando è uscito nel 1988 ha venduto 180mila copie. Ed è l’unico album che trovo sempre in tutti i negozi di vinile nel mondo: essendo un collezionista, ne visito sempre quando vado fuori, e quel disco l’ho trovato sempre dappertutto.
Lei ha forti radici abruzzesi.
Sì, mia madre è di Lanciano: era una Biondi. Anche mio padre è nato in Abruzzo, perché la sua famiglia si spostava in base alle esigenze di lavoro di mio nonno ferroviere.
Ci torna spesso?
Purtroppo ultimamente ci sono stato solo per dei funerali. Ma conservo tanti bei ricordi della città, del mare lì vicino, di quando ero piccolo, della famiglia.
Il primo che le viene in mente?
La casa materna lungo corso Bandiera, e mi ricordo di me bambino che facevo su e giù per questa strada col monopattino.
Il suo parente più “illustre” probabilmente è Guido Biondi, l’ex calciatore al quale è intitolato lo stadio di Lanciano.
Quando era nel Catania, nel Perugia o nel Cagliari, e veniva nella capitale per giocare contro la Roma o la Lazio, mi invitata sempre a vedere le sue partite, mi procurava i biglietti. Andavo a vederlo sempre volentieri.
Un concerto da queste parti prima o poi bisognerà pur farlo: non è previsto?
Per ora no: a marzo sarò a Roma all’auditorium per presentare “Futuro improvviso” e festeggiare i 40 anni di “Luna”. Poi chissà….
Se l’aspettava 40 anni fa?
No. Mai avrei immaginato di continuare a fare questo mestiere così a lungo e che avrei vissuto di musica.
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