Isabella Ferrari nuda in copertina «Del mio corpo sono padrona io»

30 Ottobre 2019

MILANO. «È importante quello che è successo grazie al #MeToo. Ed è grandioso quanto sta accadendo nella nuova percezione del corpo femminile. Ma va fatto un distinguo, perché io rivendico il mio...

MILANO. «È importante quello che è successo grazie al #MeToo. Ed è grandioso quanto sta accadendo nella nuova percezione del corpo femminile. Ma va fatto un distinguo, perché io rivendico il mio corpo come oggetto del desiderio. E nessuno può né deve dirmi quello che devo o posso fare col mio corpo. In queste foto, per esempio, mi sono presentata nuda. Che bisogno c’era, direbbe qualcuna. La mia risposta è semplice: a 55 anni non ho nessuna intenzione di nascondermi in casa. Non riesco proprio a sentirmi vecchia, anzi, mi sento completamente in pista, nel mondo, con la voglia di essere nuda, amata, desiderata. E di amare e di desiderare». Così Isabella Ferrari spiega a Vanity Fair (in edicola venerdì gratis in abbinata con il Centro), che le dedica la copertina, la decisione di posare nuda. L’intervista con il direttore Simone Marchetti avviene sulla riviera romagnola, dove l’attrice sta girando il film che chiude il cerchio del suo primo, travolgente successo, il mitico ruolo di Selvaggia. «Sto girando Sotto il sole di Riccione, scritto da Enrico Vanzina e diretto dal duo Younuts. Non si può certo considerare un sequel di Sapore di mare (1983, di Carlo Vanzina, ndr). Però a me piace pensare che lo sia. Perché interpreto il ruolo che fu di Virna Lisi. E perché questa volta mi fanno fare la parte della vecchia. Una liberazione. Perché oggi sono più tranquilla. Sul set. Nella vita. In tutto». Ma a Vanity Fair parla per la prima volta di un periodo buio della sua vita recente: «Qualche anno fa succede che una mattina mi sveglio e non riesco più a muovere le gambe. Tutto è precipitato in fretta. Inizia il calvario delle visite e delle diagnosi. Vado all’estero. Poi arrivano i dolori accecanti. Una notte mi ricoverano in un ospedale vicino a casa, a Roma. Lì incontro il medico più importante per me...».
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