John Musker: Putin guardi il Re Leone siamo tutti collegati

31 Maggio 2024

Il regista papà della “Sirenetta” e di “Aladdin” si racconta al Cartoons on the Bay a Pescara

PESCARA. Tra i suoi film, giganti come La Sirenetta, Aladdin, Oceania, non ne ha uno preferito perché «sono come i figli, ne ha tre (due gemelli maschi e una femmina) e se dice che ne ha uno preferito gli altri si arrabbiano, è impossibile scegliere». Camicia rosa hawaiana, baffi bianchi, una curiosità innata e penna e taccuino sempre pronti sia per firmare autografi che fare disegni delle persone con cui parla. Ieri Cartoons on the Bay, festival internazionale dell’animazione della transmedialità e delle meta arti in corso a Pescara fino a domenica 2 giugno, promosso dalla Rai e organizzato da Rai Com, ha festeggiato un mostro sacro come il regista, sceneggiatore e produttore John Musker, vincitore delPulcinella Award alla Carriera di questa edizione.
«Una leggenda io?» dice scoppiando in una risata a inizio intervista. «Soltanto nella mia testa!». All’Aurum sta incontrando moltissimi giovani che gli chiedono consigli e “istruzioni per l’uso”: «Quando ero giovane ho incontrato il leggendario Chuck Jones. Avevo 20 anni e lui già 60 e diceva che “ancora stava imparando”. E io ho pensato che era davvero una bellissima forma di arte questa in cui si impara ancora con i capelli bianchi. Io adesso ho 70 anni ed è bellissimo continuare a imparare. Quindi ai giovani vorrei dire che per me è stata una grande avventura, bisogna perseverare e non rinunciare mai. Io sono stato respinto ad esempio da Disney quando ho inviato il mio primo progetto. Ho detto “oh no!!”, poi mi sono messo a studiare di più e a imparare a disegnare meglio. Quindi bisogna lavorare molto, con perseveranza».
Ha assistito a tanta evoluzione tecnologica, come vede oggi il rapporto tra le tecniche tradizionali e le nuove? «È tutta una questione di narrazione delle storie, che deve piacere al pubblico. Sono soltanto diverse le tecniche». Musker non si sottrae alle domande sull’attualità e sulle guerre che funestano il mondo. Consiglierebbe ai potenti della terra di guardare un film di animazione per potersi un attimo calmare oppure risvegliare? «Beh sì. A Putin si potrebbe fare vedere il Re Leone, anche se non l’ho fatto io quel film! Il Cerchio della Vita! Perché siamo tutti collegati. In Oceania/Moana c’è meno connessione, perché è più dedicato alla natura, alle persone, sulla famiglia che supera i confini, tra le altre cose». A proposito dei suoi grandi film, si emoziona ancora quando rivede il capolavoro della Sirenetta? «Ci sono molti errori nella Sirenetta», ammette ridendo «e delle cose che potevano venire meglio. Eravamo sotto pressione, avevamo fretta di finire il film, quindi ci dicevamo “Questo va bene, è quasi come lo vogliamo, andiamo avanti, andiamo avanti!”. Il film è pieno di errori, disegni che non sono perfetti, che non sono buoni. Ma io non amo come quando Spielberg o Lucas fanno riedizioni dei film, con delle versioni corrette. Io penso che quando esce il film, questo è il film, e basta. Quindi La Sirenetta, con i suoi errori, deve vivere così. Anche se possiamo migliorare le cose, non lo teniamo com’è uscito».