Jonathan Coe: «Oggi la mia Inghilterra in una profonda crisi»

23 Novembre 2022

«Il Regno Unito è in profonda crisi, con livelli di povertà inaccettabili in un Paese sviluppato»: è l'allarme lanciato dallo scrittore inglese Jonathan Coe, a Milano per il suo ultimo romanzo,...

«Il Regno Unito è in profonda crisi, con livelli di povertà inaccettabili in un Paese sviluppato»: è l'allarme lanciato dallo scrittore inglese Jonathan Coe, a Milano per il suo ultimo romanzo, Bournville (Feltrinelli). Bournville è un sobborgo di Birmingham dove ha sede la famosa fabbrica di cioccolato Cadbury: qui inizia la storia, con l'undicenne Mary e la sua famiglia che celebrano il giorno della Vittoria sul nazifascismo. Ascoltano con attenzione la voce di Winston Churchill alla radio che annuncia la fine delle ostilità. Mary avrà figli, nipoti e pronipoti, sarà testimone di un'incoronazione, quella di Elisabetta II, con tutto il quartiere riunito intorno all'unico televisore della zona. E poi dell'indimenticabile finale della Coppa del Mondo del 1966, di un matrimonio da favola e di un funerale reale, quelli della principessa Diana, della Brexit e infine del Covid. Settantacinque anni di profondi cambiamenti sociali che hanno trasformato la famiglia di Mary e tutto il Paese, come sempre al centro della narrazione dell'autore di La banda dei brocchi. Oggi, secondo lui, per la Gran Bretagna «i problemi economici sono aumentati dalla Brexit, con problemi all'export e import dall'Europa. La soluzione del governo è di imporre l’austerity, che però non ha mai funzionato. Il Regno Unito è stato gravemente mal gestito per più di vent’anni e abbiamo bisogno di un cambio di governo».
«Ho scelto Bournville», prosegue Coe, «perché lì è nata mia madre, mio nonno e i miei zii. I Cadbury erano dei quaccheri idealisti, volevano che gli operai vivessero in buone condizioni, con grandi case e parchi. Ora Cadbury è di proprietà di un'azienda americana e la fabbrica è diventata principalmente un parco a tema. Ho pensato che questa parabola fosse una buona metafora della deindustrializzazione del mio Paese».
Su tutto il romanzo aleggia la critica alla Brexit, «un errore», spiega lo scrittore, che non ha mai nascosto la sua posizione sull'uscita del Regno Unito dall'Ue, « dovuto all'opposizione ideologica all'Europa, al desiderio di punire l’establishment, alla nostalgia di un’Inghilterra idealizzata». Un sentimento che rimane forte anche oggi: «Da una parte c'è la speranza che l'ascesa di Carlo III possa significare un passo avanti per una nazione che sembra sempre più attaccata al passato, ma dall'altra è difficile pensare che possa esserci un nuovo inizio con un re che ha già 74 anni».
Lo stesso Coe, però, non è esente da una certa nostalgia: dalle pagine di Bournville sembra promanare quel profumo di cioccolato che «per molti di noi è il sapore dell'infanzia, un sapore che», conclude lo scrittore britannico, sa di nostalgia».