Katia Ricciarelli: «La mia Bohème contro l’abbrutimento che viviamo»

L’artista al Pescara Liberty Festival voce e regia dell’opera: «Le donne pagano il prezzo più alto»
PESCARA. «Dobbiamo continuare a sognare per uscire da questo momento molto brutto, non dobbiamo tornare indietro, il mondo non può fare a meno della cultura e dell’arte». Katia Ricciarelli, regina della lirica, personaggio di fama internazionale amatissimo e discusso, celebra oltre mezzo secolo di carriera con l’opera immortale di Giacomo Puccini , La Bohème, che racconta al Pescara Liberty Festival in corso all’Aurum diretto dal maestro Sergio Rendine. La celebre soprano, nome di punta della kermesse dedicata al mito della belle epoque, chiude la serie di tre appuntamenti con la sua “Opera in racconto - La Bohème” questa sera alle 21.30 (si entra con ingresso libero e Green pass) dove è protagonista con la sua regia e voce narrante
Signora Ricciarelli, la sua settimana pescarese giunge al termine. Le impressioni?
Conoscevo Pescara per aver cantato La Bohème a teatro in passato, la città mi piace e sono molto dispiaciuta per la sua Pineta andata in fumo. Stiamo vivendo un momento molto brutto e non si capisce bene il perché. L’importante è andare avanti, essere capaci di superare le difficoltà, solo con la buona volontà possiamo progredire, la cultura non può fermarsi, il mondo non può farne a meno.
Come si è trovata a lavorare in Abruzzo?
Tutto sta andando bene, nonostante la pioggia ci abbia costretti a rappresentare l’opera al chiuso. Ma non posso che dire bene, sto lavorando con ragazzi bravi, Sergio Rendine è stato capace di organizzare il tutto.
Proprio il maestro Rendine presentando il Plf ha parlato del “bisogno di tornare a sognare”, “desiderio di fuga dalla realtà e speranza di nuovo benessere”. Cosa può dirci oggi un’opera come La Bohème?
La Bohème o un’altra opera è la musica intesa in senso universale che ci insegna ad essere migliori, più buoni con tutto il mondo. Chi capisce la musica ha già realizzato buona parte del sogno, senza musica non si può stare, chi non ama l’arte ha un cuore arido. L’abbrutimento dell’umanità è un effetto anche della mancanza di cultura, una componente che ci aiuta a vivere meglio perché ci ammorbidisce un po’ tutti.
È un momento drammatico per l’umanità su più fronti, un suo pensiero alle donne afghane.
Tutte le donne stanno vivendo un momento difficile, fuori da ogni logica, capisco che ci siamo tante motivazioni però trovo assurdo che siamo le donne a farne le spese. È un discorso complesso e profondo che noi qui non siamo in grado di sostenere, è una cultura diversa, quello che per noi è assurdo per loro è normale. Lo vediamo quando arrivano nel nostro Paese e non si adeguano al nostro modo di vivere. Io sono per aprire a tutti però quando vado in un posto diverso dal mio cerco di adeguarmi, è questione di senso civico, ma a volte così non è. Poi c’è l’estremismo che sfocia in queste manifestazioni assurde. Speriamo che si possa tutti imparare di più da quello che accade. Che serva a capire che non possiamo essre tutti “uguali” e di rispettarci nella differenza».
Cinquant'anni di carriera, tempo di bilanci o voglia di nuove sfide?
Bilancio più che positivo. Chiaro che in cinquant'anni può starci qualcosa non all’altezza. Ho sempre curiosità di fare qualcosa di nuovo, voglia di guardare avanti, è così che mi mantengo giovane. Perciò non anticipo il futuro, vivo il presente, il passato serve da lezione.