Ken Loach a Roma sempre battagliero: «Gaza una prigione»

16 Novembre 2023

Il regista inglese da oggi nelle sale con il film “The Old Oak” «Sui migranti, l’Italia lasciata sola: l’Europa non c’è davvero» 

ROMA. «Tutti hanno diritto alla protezione del diritto internazionale e tutti hanno gli stessi diritti umani. Credo che Antonio Guterres, segretario generale della Nazioni unite, abbia fatto un discorso molto saggio». Così oggi a Roma il regista britannico Ken Loach dopo la proiezione stampa al cinema Troisi di The Old Oak, già in concorso a Cannes e nelle sale italiane dal 16 novembre distribuito da Lucky Red.
«Vale a dire», ha proseguito Loach, sempre parlando del conflitto, «che la barbarie del 7 ottobre contro Israele è sicuramente un crimine di guerra, ma crimini di guerra sono anche i bombardamenti su Gaza e sui suoi civili. Un attacco, quello dei palestinesi, che non è nato dal vuoto, ma all'interno di un contesto ben preciso. Sono cento anni che i palestinesi subiscono ogni tipo di oppressione e di attacchi e da più di cinquant’anni la Cisgiordania è occupata dai coloni. La terra palestinese è stata rubata e Gaza è la più grande prigione a cielo aperto».
Non ha peli sulla lingua il regista britannico, che sul suo film poi dice: «Avremmo dovuto realizzarlo prima. Tutto nasce da una domanda: come succede che persone buone diventino ostili verso persone ancora più vulnerabili di loro? I minatori una volta avevano il sindacato più forte, la più ampia coscienza politica. Sono stati distrutti da Margaret Thatcher e la loro comunità si è gradualmente disintegrata». The Old Oak, titolo del film, si riferisce a un vecchio pub semi abbandonato di un villaggio del nord-est dell'Inghilterra. Un paesino dove le miniere sono state chiuse e i giovani abbandonano la terra. Così quella che un tempo era una fiorente comunità si ritrova piena di rabbia e risentimento, senza un briciolo di speranza nel futuro. Però le case tornano ad avere prezzi economici, offrendo un posto sicuro ai rifugiati siriani giunti in Gran Bretagna negli ultimi anni. Ma come sono accolti i siriani dalla gente del posto? E soprattutto che ne sarà dell’Old Oak, ultimo pub del villaggio?
«Il partito laburista oggi», sottolinea il regista della classe operaia due volte Palma d'Oro a Cannes, per Il vento che accarezza l'erba del 2006 e I, Daniel Blake del 2016. «Ormai non è un partito che difende il lavoro, porta avanti le stesse politiche dei Tories. Tra i due partiti non c'è più alcuna differenza. Non si parla di povertà e sfruttamento, ma solo di fermare le barche che attraversano il canale mentre il sistema sanitario va a pezzi».
Loach ne ha pure per l'Italia. Glissa alla domanda sulla legittimità del possibile intervento del ministro Salvini contro lo sciopero dei trasporti di venerdì – «dovrei conoscere meglio i dettagli, fermo restando il diritto dei lavoratori a scioperare» – ma si spende di più sull'emigrazione verso il nostro Paese e la Grecia. «Voi ricevute molti più migranti rispetto a noi ed è stato vergognoso il modo in cui l'Europa se n'è lavata le mani, una cosa che mostra una volta di più che l'Unione Europea non c'è davvero».
Ieri Loach a Roma ha visitato anche il palazzo occupato in via di Santa Croce in Gerusalemme, dove è stato accolto da un auditorium strapieno che l’ha salutato, tutto in piedi, intonando Bella ciao. «Quello che state facendo qui è spettacolare: dare un tetto e speranza a chi non ce l'ha», ha detto nel corso dell’incontro. Io lo capisco perché ho fatto un film su persone senza casa. Di tutte le cose fantastiche che fate qui, dare ai bambini un'infanzia di cui siano orgogliosi, dare loro uno spazio per l'immaginazione e soprattutto dare loro sicurezza è la più fondamentale. Per loro significherà veramente tutto».