Kerr: più investimenti contro la fuga di cervelli

Lo studioso neozelandese: oggi non avremmo il Gps senza la tecnologia sviluppata per l’astrofisica
PESCARA. Professor Roy Patrick Kerr, lei insegna ormai da tempo nel centro Icranet di Pescara, com’è il suo rapporto con i dottorandi?
«Gli studenti sono menti brillanti, con le quali è sempre un piacere lavorare e confrontarsi.Oltre a essere studioso e scienziato, io ho il dovere morale di supportare e far appassionare questi giovani al desiderio di scoprire sempre qualcosa di nuovo».
Il nostro paese è afflitto dalla ‘fuga di cervelli’: cosa dovrebbe fare per invertire la tendenza?
«La soluzione è molto semplice: combinare la passione per la ricerca con investimenti in questi settori scientifici. L'Icranet, fondata da Remo Ruffini, è l'unico organismo internazionale dedicato alla ricerca astrofisica, seguendo gli insegnamenti di Fermi ed Einstein. Noi ricercatori e scienziati partecipiamo allo sviluppo scientifico internazionale di questo istituto e ci auguriamo che lo stesso interesse possa essere dimostrato dalla classe politica nel garantirne l'equo finanziamento».
Che ricadute hanno nell'industria e nella vita le ricerche in astrofisica relativistica?
«L'intero settore tecnologico ha usufruito dell'enorme potenziamento delle tecniche osservative alla luce delle attività astrofisiche. Possiamo parlare, per esempio, della creazione dei più potenti telescopi attivi al mondo, per la cui realizzazione l'Italia ha dato un enorme contributo. Se oggi possiamo guidare un auto con il gps, con una precisione di alcuni centimetri, oppure controllare il contenuto delle valigie in ogni aeroporto del mondo aumentando la sicurezza, lo dobbiamo ai risultati raggiunti attraverso ricerche sviluppate grazie all'atrofisica».
Come è nata la sua passione per questa materia?
«La mia passione per l'astrofisica è nata quando ero uno studente e rimanevo affascinato dalle innumerevoli questioni sollevate dalla teoria di Einstein».
Con il premio Crafoord cosa lascia al mondo della ricerca?
«La cosa più utile che lascio è la mia scoperta sulla rotazione dei buchi neri e le loro conseguenze astrofisiche. La cosa migliore che lascio è, invece, la mia passione per l'astrofisica».
Cosa pensa delle recenti novità sulle onde gravitazionali?
«Le onde gravitazionali sono esistite dagli albori della relatività generale. La loro scoperta sperimentale è dovuta allo studio, da parte di Hulse e Taylor, di due stelle di neutroni che spiraleggiano l'una intorno all'altra. Per questo è stato loro attribuito il Premio Nobel.
Altrettanto si può dire della scoperta pubblicizzata di recente sui buchi neri: i "Black Holes" sono stati introdotti da Ruffini e Wheeler, e scoperti da Riccardo Giacconi con la missione ‘Uhuru’ e la scoperta di ‘Cigno X1’ nella nostra galassia, anche questo ricompensato con il premio Nobel e ottenuto basandosi sui lavori teorici di Clifford Rhoades e Ruffini, allora all'Università di Princeton». (m.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA