Kristof: dal Dumbo di Burton alla magia di Funambolika

L’artista ungherese coreografo del regista Usa porterà a Pescara il suo My Land «Lavorando con Tim ho potuto sognare cose fuori dalla dimensione della realtà»
Tim Burton lo ha voluto come coreografo circense nel suo “Dumbo”, il film ispirato alla storia del dolce elefantino volante targato Disney.
Il produttore, artista giocoliere ungherese Kristian Kristof sarà a Pescara il prossimo 2 luglio, tra gli ospiti del festival internazionale del nuovo circo Funambolika, diretto da Raffaele De Ritis, ai nastri di partenza il 22 giugno (diretta su rai radio3) con gli artisti del Circo Zoé, in arrivo dal Brasile, pronti a portare in scena Born to be Circus in un ciclo di ben dieci repliche, ogni sera fino al primo luglio.
Lo spettacolo “My Land”, di cui Kristof è produttore, andrà in scena al Teatro D’Annunzio in esclusiva nazionale. In scena ci sarà la compagnia ungherese Recirquel Contemporary Circus, che proporrà moderne coreografie in uno spazio senza tempo.
Nello scorso Festival internazionale di Edimburgo, “My Land” è risultato primo su quattrocento spettacoli nella Best critic’s choice, la classifica dei critici teatrali britannici. Ispirato all’eterno rinnovarsi della terra, fonde teatro, danza e circo contemporaneo. Dopo lo spettacolo, le luci si accenderanno sul Funambolika Talk, che permetterà al pubblico di incontrare Kristof, gli artisti e il regista Bence Vàgi e di dialogare con loro.
Il Centro ha intervistato Kristian Kristof in occasione della tappa pescarese di “My Land”.
Come presenterebbe “My Land”?
È uno spettacolo di circo nuovo, anche se è una parola che non ci piace utilizzare perché per la compagnia Recirquel esiste un circo unico, che è la base per tutti i circhi. In scena ci sono sette artisti, provenienti dall’Ucraina, che si esibiscono in vari generi di tecnica circense: giocolieri, equilibristi, contorsionisti. Gli spettacoli presentati dal regista Bence Vàghi sono di “circo ballato”: gli artisti si esibiscono con movimenti di danza contemporanea e i sentimenti espressi sono basati sull’essere in contatto con la propria terra, da qui il titolo “My Land”. È al suo debutto esclusivo in Italia.
Si è esibito come artista a Funambolika nel 2011. Che ricordo ha di quella esperienza?
Un ricordo molto bello. Il pubblico era molto caloroso e prestava tanta attenzione. Il pubblico di Pescara è un pubblico che ormai conosce il circo e viene con la voglia di vederlo e apprezzarlo. Mi sono esibito in un numero di giocoleria, il Giocoliere gentiluomo, durante il Gran Gala du Cirque. Ho avuto l’onore di esibirmi con il famosissimo clown Rob Torres, che purtroppo non è più tra di noi: una delle stelle maggiori nella comicità degli ultimi tempi.
Com’è stato lavorare con Tim Burton?
È stata un’esperienza molto interessante. Mi ha detto: “Kristian, devi sognare in grande!”. Ho potuto sognare cose fuori dalla dimensione della realtà, grazie alle tecniche di animazione, e lavorare con i migliori artisti, anche ottanta in pista contemporaneamente. È stato molto semplice lavorare con Tim Burton, il suo feedback era sempre lineare e diretto. Mi ci sono trovato molto bene.
Qual è stata la scena di “Dumbo” più difficile da girare?
Un balletto acrobatico con oltre cinquanta ballerine che hanno dovuto esibirsi in una coreografia sincronizzata. Durava tre minuti. Ogni secondo doveva essere perfetto, perché le telecamere erano ovunque e quella principale riprendeva la pista da sopra. Sembrava un caleidoscopio. È stata una coreografia molto complicata a cui abbiamo lavorato più di due mesi.
Lei appartiene a una famiglia di circensi da quattro generazioni. Cosa ama di questo mondo magico?
Del circo amo la semplicità e l’essere diretto. Il circo comunica fisicamente, visivamente, e per questo non conosce frontiere. Ci dà la libertà di esibirci e mostrare la nostra arte in vari Paesi del mondo. Non ha bisogno di tante spiegazioni o di parole e questa, forse, è la magia più unica dell’arte del circo.
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