“L’abruzzese fuori sede” presenta le sue “Rime toscibili” in 40 paesi «Ho tanti followers, ma qui ‘nz’ause»

6 Luglio 2022

TERAMO. «Ho accettato inviti da tutto l’Abruzzo senza capanze: portatemi un mezzo complimento, due fru fru, caccose di bone» esorta Gino Bucci per la presentazione del suo libro “Rime toscibili”....

TERAMO. «Ho accettato inviti da tutto l’Abruzzo senza capanze: portatemi un mezzo complimento, due fru fru, caccose di bone» esorta Gino Bucci per la presentazione del suo libro “Rime toscibili”. Bucci è il creatore della pagina social “L’abruzzese fuori sede”, divertente e saggia identità “agricola” che spopola da anni su Facebook e Instagram.
Versi “toscibili”, cioè contestabili, quando la metaforica espressione dialettale “nzi tosce” (non si tossisce) si riferisce a ciò che invece non si discute. Titolo umile per un piccolo capolavoro di geniale ironia, sapienza popolare, abilità linguistica e poetica, profonda cultura e amore senza retorica per le radici, tra poesia, racconto, detti e proverbi, tradizioni, personaggi, cucina, giochi di parole e altri raffinati equilibrismi, tra dialetto, di cui l'autore padroneggia efficacia plastica e arguzia, e italiano. Con la benedizione dei premi Campiello Remo Rapino (prefazione) e Donatella Di Pietrantonio (quarta di copertina), “Rime toscibili” (132 pagine, 15 euro), pubblicato dall’editrice teramana Ricerche&Redazioni, disegni in copertina e all’interno di Lud’d, arriva domani in libreria, giorno in cui libro e autore iniziano un serrato giro di presentazioni. Finora 40 date, prima tappa domani a Teramo: nella villa comunale Bandini alle 18.30, nell’ambito di Teramo Natura Indomita, Gino Bucci converserà con Domenico Di Felice, il Dr Antiaccademico. Replica l’8 a Loreto Aprutino (18.30), con Di Pietrantonio, per il festival Paese Madre. Nato a Martinsicuro, 30 anni, laurea in Lettere, Bucci ha ricevuto diversi premi. È formatore nelle scuole e, spiega, «conferenziere silenzioso, quasi giornalista, e scrive anche di tennis e cibo in scatola».
Il libro è un’idea sua o dell’editore Giacinto Damiani?
Fosse stato per me non si sarebbe combinato nulla. Ho sempre scritto a tutte le vie ma non ho mai avuto l’abnegazione né il talento per scrivere un romanzo (ad esempio). Mi piace scrivere frasi conclusive e soprattutto scrivere in rima: Giacinto è stato il primo a contattarmi per tale ‘mmasciata e non si è messo a ridere quando gli ho parlato di metrica (agricola) e di rime. Tanto mi è bastato.
Avrebbe pubblicato con un editore non abruzzese?
Perché no, ho tanti difetti ma di certo non sono razzista. Dova si magna, Ddije c’accumbagne. Da fuori regione comunque non mi ha cercato nessuno.
Quasi 210mila followers su Fb, 20mila su Ig, immaginava di arrivare a questi numeri?
Non immaginavo nulla, tutto è nato casualmente ed è stato portato avanti ancor più casualmente. Mi trovavo a Roma nel 2014 e pensai di aprire una pagina sull’Abruzzo per motivi anche misteriosi. Poi mi sono appassionato, ho studiato un poco tutte cose, e mo stiamo qua. Su Ig, tra l’altro, ne avevo più del doppio; purtroppo il profilo mi è stato finanche fregato e ho dovuto rifarlo (lo dico a mo’ di vanto).
Come si dice followers in abruzzese?
Non si dice, ‘nz’ause. La maggior parte di coloro che seguono la pagina lo fanno per l’Abruzzo in quanto entità storica e sentimentale: se mi conoscessero davvero mi odierebbero o quantomeno mi compatirebbero.
Lei è giovane ma leggendo il libro si sente una saggezza antica, a chi ne è debitore? Una nonna, una maestra?
Ringrazio caramente per il giovane ma ormai sono arrivato pure io. Cionondimeno, dici bene. Le mie nonne sono state i fari che hanno illuminato il mio mediocre percorso di vita. Insieme a loro, tutto il parentado. Mi piace ascoltare i più anziani, in religioso silenzio, per rubare frasi, pensieri, maledizioni particolarmente fantasiose.
Con Rapino e Di Pietrantonio il dialetto abruzzese esce dalla regione. Che effetto le fa contribuire alla popolarità della nostra parlata?
Hai citato due delle mie persone preferite, mi onoro di poter dar loro del “tu”. Remo è un capo assoluto, dal vivo è inimitabile, la prefazione al mio libro mi ha quasi commosso. Non frequento il sentimento dell’invidia ma davvero: se mai dovessi scrivere un romanzo, vorrei scriverlo con il suo stile. Mo ormai non posso più, non plagerei mai un maestro, ma poco male. Donatella è dolce intelligenza. I suoi libri, più che il dialetto, veicolano la bellezza dei sentimenti. Saperli descrivere come fa lei, è roba per pochissimi. ‘Nzomme, mi sono allungato così evito la risposta sul mio contributo alla popolarità dei dialetti abruzzesi: tu lo dici, ma io non credo.
Se il libro diventa un bestseller come se li sfruscia i soldi?
Ma che bestseller commà, nin pazzieme. Con le percentuali che becca l’autore nell’editoria, tra l’altro, i soldi non li sfrusci manco vendendo copie a vrangate. Questo lo dico con un beffardo sorriso a tratti sardonico. D'altronde non ho mai voluto guadagnare con la pagina, ho sempre rifiutato sponsorizzazioni, quindi poco male. Ciò che guadagnerò lo spenderò in cibo in scatola, stavolta di marca.