L’Abruzzo applaude “L’Arminuta” Il regista: «Il film era tra le pagine»

Proiezione con Giuseppe Bonito, parte del cast e l’autrice del libro all’Arca di Spoltore «Grande emozione per la selezione alla Festa di Roma: l’accoglienza è stata calorosissima»
PESCARA. Premio Bnl e moltissimi applausi e lodi il 15 ottobre alla 16ª Festa del Cinema di Roma, unico titolo italiano invitato nella selezione ufficiale, il film di Giuseppe Bonito “L’Arminuta”, dall’amatissimo best seller mondiale e Campiello 2017 di Donatella Di Pietrantonio, che firma la sceneggiatura con Monica Zapelli, è stato proiettato ieri sera nel multiplex L’Arca a Spoltore. Con scrittrice e regista c’erano le giovanissime interpreti Sofia Fiore e Carlotta De Leonardis, rispettivamente l’Arminuta e la sorellina Adriana; conduzione di Francesco Di Brigida.
Storia di sorellanza e coraggio, di opposizioni tra volontà e destino, tra agiato e moderno ambiente urbano e mondo rurale arcaico e povero, tra affetto e anaffettività, “L’Arminuta” cinematografica, distribuzione Lucky Red, è come il romanzo un racconto potente e toccante, che continua a lavorare dentro. Grazie alla scrittura del film, alla mano sensibile del regista, a un cast in stato di grazia: oltre a Sofia e Carlotta, Vanessa Scalera ed Elena Lietti (le madri), Fabrizio Ferracane (il padre), il sulmonese Andrea Fuorto, che emoziona nel ruolo del ribelle Vincenzo.
Prima della proiezione spoltorese il Centro ha sentito il regista Giuseppe Bonito, tornato con “L’Arminuta” alla Festa di Roma dove nel 2012 aveva ricevuto il Premio speciale della giuria, sezione Alice nella città, per la notevole opera prima “Pulce non c’è”. «Ancor più di 9 anni fa ho avuto la sensazione che il film sia stato amato e voluto dai selezionatori. La proiezione è stata di grande impatto emozionale per me, il film ha avuto un’accoglienza calorosissima, intensa, si sentiva un’emozione tangibile in sala».
Com’è nata l’idea di trasporre “L’Arminuta”?
«In modo semplice. Ho letto il libro appena uscito, fin dalle prime pagine mi ha fatto vibrare corde profonde e subito ho capito che era un romanzo straordinario da adattare in un film. La scrittura di Donatella è densa, ricca di sentimenti, c’è tanta materia per un film e questo, fortunatamente, avendo letto subito il libro, l’ho capito per primo».
Cosa l’ha colpita del romanzo?
«Sono cilentano, provengo da una zona affine all’Abruzzo raccontato nel romanzo. Vi ho sentito voci, rivisto facce, persone, conflitti familiari, sensazioni, odori della mia infanzia, e questo è stato un motivo attrattivo molto forte. Sentivo di poter adattare una storia familiare, e la possibilità di raccontare una storia di personaggi quasi esclusivamente femminili, che in generale trovo più interessanti e complessi».
Con la sceneggiatrice Zapelli, che ha scritto anche “Pulce non c’è”, su quali temi vi siete concentrati?
«L’asse portante è costituito dalle due madri e dalle due sorelle, ma ci sono anche figure maschili significative, il padre, il fratello Vincenzo. Nei miei film ragiono più per personaggi che per temi. Che comunque qui ci sono e forti. L’esplorazione della maternità imperfetta, la sorellanza dell’Arminuta e Adriana, la resilienza dei bambini rispetto agli adulti, il ritrovare e accettare le proprie radici».
“Pulce”, “Figli”, “L’Arminuta” dimostrano la sua sensibilità nel dirigere i bambini. Fondamentale è pure il casting. Come sono state scelte Sofia e Carlotta?
«Nella ricerca delle protagoniste avevo chiaro che non dovevano essere bambine già attrici. Questo portava a un lavoro lungo di ricerca. Con la direttrice del casting Stefania Rodà (anche acting coach, ndc) abbiamo visto 3mila bambine tra gli 8-12 anni in tutto l’Abruzzo. Carlotta e Sofia sono state entrambe un incontro folgorante, appena le ho viste non ho avuto dubbi che potessero essere loro Adriana e l’Arminuta. La ricerca è stata lunga e difficile, ma la scelta immediata e facile».
Sofia Fiore sembra una piccola Madonna raffaellesca.
«Mi piace molto questo richiamo, a me ricorda certe figure preraffaellite. Ha un volto antico, non corrotto dalla contemporaneità. Sono visi difficili da trovare. Inoltre ha una personalità speciale, “è talmente l’Arminuta come personalità” abbiamo detto subito io e Donatella. Ci tenevo che Donatella fosse coinvolta e informata, è stata una grande risorsa nel film. Il paesaggio umano doveva avere un’essenza abruzzese e anche in queste scelte Donatella è stata il viatico migliore».
Perché il film non è stato girato in Abruzzo?
«Abbiamo girato quasi interamente nel Lazio, al confine con l’Abruzzo. Sono dispiaciuto, avrei voluto fare il film in Abruzzo, ma serviva una Film Commission attiva, che per ora in Abruzzo non c’è. La Lazio Film Commission è stata decisiva. L’Abruzzo è una regione unica in Italia per offerta di location ed è vicina a Roma. Con una struttura operante avrebbe ancora maggiore capacità attrattiva per le produzioni».
Solitamente nel trasporre un libro per il regista non è facile la relazione con lo scrittore.
«Provo grande gratitudine per Donatella, non solo per la cessione dei diritti. Mi sono sentito accolto, mi ha aperto il mondo dell’Arminuta con grande fiducia e di questa fiducia ho cercato sempre di essere all’altezza. Di solito uno scrittore si arrocca in difesa delle sue pagine, teme che possano essere tradite. Invece lei è stata una padrona di casa accogliente».
Il film è nel gruppo di titoli da cui uscirà il candidato dell’Italia all’Oscar.
«Non mi pongo aspettative, ma sono felice già di questo. Mi basta e avanza stare insieme a registi che ho amato e amo e che hanno accresciuto la mia passione per il cinema».