L’Abruzzo corre per vincere con “L’Arminuta”, film tratto dal libro di Di Pietrantonio

7 Ottobre 2021

PESCARA. L’Abruzzo degli anni Settanta con il suo idioma aspro irrompe alla Festa del Cinema di Roma: c’è anche “L'Arminuta” di Giuseppe Bonito, tratto dal bestseller della scrittrice pennese...

PESCARA. L’Abruzzo degli anni Settanta con il suo idioma aspro irrompe alla Festa del Cinema di Roma: c’è anche “L'Arminuta” di Giuseppe Bonito, tratto dal bestseller della scrittrice pennese Donatella Di Pietrantonio, vincitrice con questo romanzo del Premio Campiello 2017, tra i due film italiani in selezione ufficiale alla 16ª edizione delfestival capitolino in programma dal 14 al 24 ottobre. Nelle sale dal prossimo 21 ottobre, il film diretto dal regista di “Figli” (tratto da uno script di Mattia Torre e vincitore del Nastro d'Argento come miglior commedia) porta sullo schermo la storia di una ragazzina di tredici anni costretta a lasciare la città, riconoscibile Pescara, la vita cui appartiene per ricongiungersi alla famiglia in cui è nata, passando da un mondo moderno e ricco a una realtà rurale e rimasta arcaica. Uno straniamento in cui l'Arminuta, ossia «la ritornata», dovrà attraversare il senso di abbandono per arrivare a scoprire quello di appartenenza. Protagonista della pellicola è Sofia Fiore, 14enne di Vasto, affiancata da Carlotta De Leonardis, 9 anni di Spoltore, esordienti sul grande schermo insieme a Vanessa Scalera, Fabrizio Ferracane, Elena Lietti e Andrea Fuorto. Il film, come il romanzo, racconta un anno di vita di una ragazzina alle soglie dell’adolescenza, un periodo che segnerà la sua vita per sempre, in cui sperimenterà il dolore e la durezza, ma anche l’amore, la dolcezza e la bellezza a tratti feroce che la vita riserva. «Mi piacerebbe che la narrazione restituisse soprattutto due cose», spiega il regista, «da un lato lo sguardo de l’Arminuta, testimone suo malgrado, e dall’altro il magma incandescente dei sentimenti laceranti che questa storia contiene. L’Arminuta affronta una delle paure più profonde di ogni individuo, quella di perdere le persone dalle quali dipende la propria felicità ed è anche il racconto del contrasto tra destino e volontà dell’essere umano». Il film è una coproduzione italo svizzera Roberto Sbarigia per Maro Film, Maurizio e Manuel Tedesco per Baires Produzioni, Javier Krause per Kaf con Rai Cinema. È realizzato con il sostegno di Lazio Cinema International - Regione Lazio e Mic.