L’Abruzzo incontaminato Palizzi alla Galleria nazionale

20 Dicembre 2017

A Roma si è inaugurata una grande mostra antologica del pittore vastese Boschi, sorgenti, animali, contadini e pastorelli in comunione con la natura

La Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea rende omaggio all’arte di Filippo Palizzi con un’importante mostra ricca di un centinaio di pezzi del pittore abruzzese (Vasto 1818 - Napoli 1899). Inaugurata il 14 dicembre, l’esposizione “Filippo Palizzi. L’universo incontaminato di un artista a metà ’800”, a cura di Chiara Stefani, resterà allestita fino al 28 gennaio.
Le opere esposte - dipinti e studi, alcuni non ultimati - sono state restaurate per l'occasione insieme alle cornici originali scelte da Palizzi. Cieli stellati (“Luna mancante avanti l’alba”, del 1871, l’immagine simbolo della mostra), boschi, prati fioriti e ricche sorgenti, animali dallo sguardo innocente e contadini, pastorelli, figurine di bimbi, in comunione con la natura: è l’incontaminato universo riflesso dallo sguardo e dal pennello di Filippo Palizzi.
La selezione ordinata dalla curatrice Stefani proviene delle collezioni permanenti della Galleria nazionale, museo che lo stesso artista abruzzese contribuì a costituire donando 300 opere nel 1892.
«I frutti del mio lavoro saranno custoditi nella Pinacoteca di opere contemporanee e non verranno un giorno dispersi. Essi rappresentano in complesso un’opera sola, l’opera di un artista vissuto solo per l’arte»: con queste parole Filippo Palizzi aveva donato le opere del suo atelier napoletano al Consiglio superiore di Belle Arti, che alla fine del 1890 gli aveva chiesto un dipinto per incrementare le collezioni statali di arte contemporanea. Completa di cornici e accompagnata dalla dedica dell’artista “Vorrei rinascere per ricominciare”, la donazione fu allestita dallo stesso Palizzi nel 1892 in due sale di Palazzo delle Esposizioni, prima di raggiungere nel 1915 la Galleria nazionale d’arte moderna nell’attuale sede di viale delle Belle Arti: paesaggi, vedute agresti con figure, dipinti con scene di interno e di battaglia, ritratti, studi di piante e di animali, realizzati dall’artista vastese tra il 1837 e il 1885.
Ci sono anche il ritratto dell’artista, realizzato dallo scultore Achille D’Orsi nel 1895, e un esemplare in ceramica, “I tre alcioni” del 1885, che testimonia l’urgenza di Filippo Palizzi di sperimentare materiali e tecniche - incisione, acquaforte, eliotipia, le prime stampe fotografiche, ceramica - soprattutto dopo aver visitato l’Esposizione universale di Vienna del 1873. Filippo Palizzi era nato a Vasto nel giugno 1818. Il fratello maggiore Giuseppe, pittore di successo in Francia, viene omaggiato con altri artisti da una mostra in corso (fino all’8 aprile) a Napoli nelle Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano, “Da De Nittis a Gemito. I napoletani a Parigi negli anni dell’Impressionismo”. Anche gli altri fratelli Francesco Paolo e Nicola si espressero coi pennelli, le sorelle Luisa e Felicetta si interessarono al disegno e alle opere plastiche. Filippo, che nel 1837 si era trasferito a Napoli per studiare al reale Istituto di Belle Arti e poi aveva affinato gusto e tecnica in numerosi viaggi all’estero, fu considerato il grande rinnovatore, in chiave antiaccademica e antiromantica, della pittura dell’Ottocento con l’adesione al “vero”.
Scrive la curatrice: «Filippo Palizzi si dissocia presto dal chiarismo degli artisti della scuola di Posillipo e al pari del fratello Giuseppe accosta nei suoi paesaggi le diverse tonalità dei verdi, delle ocre e dei marroni utilizzate dal primo Corot e da altri pittori francesi. I suoi paesaggi rivelano una natura rigogliosa, dove la spontaneità della vegetazione si mescola all’innocenza delle figure infantili che la animano, comunicando l’impressione di un universo integro e incontaminato».
L’artista vastese risulta un innovatore anche nel contesto della pittura animalista. E nelle vedute di interno imposta una dialettica continua tra luce e ombra, di ascendenza caravaggesca ma anche frutto degli incontri a Firenze con Giovanni Fattori e i macchiaioli, mentre la precisione ottica deriva dal contatto coi pittori nordici durante il viaggio nei Paesi Bassi nel 1855, di ritorno dall’Esposizione universale di Parigi. Filippo Palizzi si dedicò infine all’insegnamento, prima nel Reale Istituto di Belle Arti, poi al Museo artistico industriale di Napoli, di cui divenne direttore nel 1880.
Orari di apertura della mostra: dal martedì alla domenica 8.30-19.30. Biglietto 10 euro. Info: 0632298221.
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