L’addio a Luca De Filippo La Capria: lui, innocente e libero

ROMA. Era quasi tutto esaurito il Teatro Argentina di Roma, pieno in platea e fino agli ultimi ordini di palchi, per l'ultimo saluto, ieri pomeriggio, a Luca De Filippo, il grande erede di papà...
ROMA. Era quasi tutto esaurito il Teatro Argentina di Roma, pieno in platea e fino agli ultimi ordini di palchi, per l'ultimo saluto, ieri pomeriggio, a Luca De Filippo, il grande erede di papà Eduardo e della grande tradizione del teatro napoletano, scomparso, venerdì scorso, a soli 67 anni. Ai piedi del palco, la bara, come per un ultimo “sipario” da raccogliere, con una maschera di Pulcinella posata e intorno centinaia di amici e ammiratori che sin dalle 14 sono sfilati compostamente. Tra i primi ad arrivare, Vincenzo Salemme, Enzo De Caro, Sergio Assisi, Lina e Massimo Wertmuller, Maurizio Casagrande, Roberto Herlitzka, Marisa Laurito, Carlo Giuffrè, Sergio Rubini, Lina Sastri, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, Aurelio De Laurentiis e il direttore del Teatro stabile di Napoli, Luca De Fusco. Alle 16,30 è iniziata la cerimonia laica con Nicola Piovani al pianoforte e, tra gli altri, le parole di Massimo Ammaniti, Raffaele La Capria, Antonio Sinagra e Lina Wertmuller.
«Sono qui non solo come il più vecchio amico di Francesco Rosi, a 93 anni, ma perché sono il padrino di sua figlia Carolina. E Carolina e Luca, oltre che moglie e marito, erano innamorati. Questa è la prima cosa che voglio dire». Così lo scrittore Raffaele La Capria ha esordito nel suo ricordo di Luda De Filippo sul sul palco del Teatro Argentina. «Io e Luca non ci siamo molto frequentati per via della differenza d'età», ha aggiunto il 93enne scrittore napoletano, «ma ci conoscevamo benissimo. Mio fratello si era assunto il ruolo di suo mentore e scapestrato com'era ciò preoccupava non poco Eduardo».
Il paradosso della vita di Luca De Filippo, ha sottolineato l’autopre di “Ferito a morte”, «è che l'uomo che più lo ha amato è stato anche quello che più gli ha reso la vita complicata. Luca ha portato avanti per tutta la vita una lotta per la libertà, per essere se stesso. Una lotta che ha vinto completamente. Sarà ricordato per uno stile, di vita oltre che di recitazione, che è solo suo, fatto di una grazia che trovo poetica. In lui non c'era nulla dell'astuzia recitativa di suo padre. Lui era come innocente e questa è stata la sua indipendenza. Liberarsi dalla tradizione della sua famiglia, senza però tradirla, non è stata un'impresa da poco. E Luca questa impresa l'ha portata avanti vittoriosamente. Oggi», ha concluso Raffaele La Capria, «sia reso onore alla sua costanza ed alla sua bravura».
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