L’Amica geniale arriva in tv Costanzo: «Regia irrinunciabile»

23 Novembre 2018

ROMA. Per Saverio Costanzo in campo artistico non esistono maschile e femminile: «Non riesco a pensare alle opere in termini di genere. Certamente, non sarei mai stato in grado di scrivere L’amica...

ROMA. Per Saverio Costanzo in campo artistico non esistono maschile e femminile: «Non riesco a pensare alle opere in termini di genere. Certamente, non sarei mai stato in grado di scrivere L’amica geniale da uomo. Il fatto che sia maschio, però, non vuol significare matematicamente che non abbia potuto capire il romanzo. Anzi, ho avuto molto coinvolgimento durante la lettura, arrivando a un rapporto quasi fisico con il libro. Per mia formazione, «vengo da una famiglia in cui sono stato circondato da donne, alcune anche faticose, mi trovo a mio agio con le eroine, con i personaggi femminili, quindi mi è venuto naturale. Ma sono un maschio, fatevene un ragione».
Il regista risponde così alle domande dei giornalisti – durante la presentazione della serie tv “L’amica geniale”, in prima visione su Rai1 e online su Raiplay e su TimVision da martedì 27 novembre, tratta dall'omonimo romanzo della scrittrice Elena Ferrante – sullo stereotipo secondo cui le storie che parlano di donne devono per forza essere raccontate da donne.
Costanzo è anche co-sceneggiatore insieme alla stessa Ferrante, allo scrittore Francesco Piccolo e a Laura Paolucci. La serie è una maxi produzione internazionale di cui fanno parte Fandango e Wildside, insieme a Rai Fiction, al colosso statunitense della serialità, Hbo, e TimVision.
Com'è stato raccontare le donne?
«Avevo già letto i romanzi quando mi è stato proposto di lavorare all’Amica geniale. Nel 2007 mi ero già messo in contatto con la scrittrice tramite il suo editore, perché avevo provato a prendere i diritti de “La figlia oscura”, il romanzo precedente. Poi è stata lei a fare il mio nome per questa serie. In verità non volevo più affrontare l’impegno gravoso che comporta la trasposizione di un libro, ma l’occasione era irrinunciabile».
Ma come avvengono i contatti con la misteriosa Ferrante?
«È stata una collaborazione epistolare la nostra. Come tra due persone che lavorano insieme una a Roma e l’altra a Shanghai. Lei è stata sempre aperta. Abbiamo cercato di disturbarla il meno possibile, ma ogni volta che l’abbiamo coinvolta il suo impegno è stato immediato e particolarmente tagliato per il linguaggio cinematografico. Il nostro è stato un rapporto epistolare ottocentesco, diciamo così».
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