L’anglista Bacigalupo: i grossi editori non vollero pubblicarla

9 Ottobre 2020

ROMA. Se in Italia si può leggere qualcosa della poetessa Louise Gluck, Premio Nobel per la Letteratura 2020, lo si deve all'anglista Massimo Bacigalupo, professore emerito all'università di Genova,...

ROMA. Se in Italia si può leggere qualcosa della poetessa Louise Gluck, Premio Nobel per la Letteratura 2020, lo si deve all'anglista Massimo Bacigalupo, professore emerito all'università di Genova, che ha tradotto due sue raccolte L'iris selvatico e Averno, e a due piccoli editori, Giano, che ora non esiste più, e alla piccola casa editrice e libreria di Napoli Dante&Descartes che ci hanno creduto. «Ho scoperto la Gluck parlando con altre persone innamorate della raccolta L'iris selvatico con cui vinse il Premio Pulitzer nel 2003. L'ho letta e mi è sembrata notevole, ma per innamorarsi di un poeta ci vuole tempo. L'ho segnalata a vari editori ma l'unico a volerla pubblicare è stato Giano editore, che tra l'altro faceva soprattutto narrativa, e ora non esiste più. Ha avuto più fiuto di grossi editori» dice Bacigalupo. Ma come mai alla poesia viene riservata così poca attenzione? «Come si sa» spiega Bacigalupo «non ha un grande mercato, gli editori hanno poche collane. I poeti si fanno la guerra fra loro perché non c'è molto spazio per loro. La poesia straniera arriva un po’ casualmente in Italia, ci sono tanti poeti pluripremiati con il Pulitzer che in Italia non sono pubblicati, a meno che non succeda un fatto come questo, un Nobel.
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