L’Aquila, lo Stato spende la ricostruzione arranca

7 Dicembre 2016

Pubblichiamo l’inizio dell’articolo con cui Marianna Gianforte ha vinto il secondo premio. Sono passati quasi sette anni senza che sia riuscito a riavere la sua casa. Eppure, alle pendici del Gran...

Pubblichiamo l’inizio dell’articolo con cui Marianna Gianforte ha vinto il secondo premio.

Sono passati quasi sette anni senza che sia riuscito a riavere la sua casa. Eppure, alle pendici del Gran Sasso spazzato dal vento, il vecchio si dice fortunato: “E già, perché quest’anno l’inverno fino ad ora è stato mite, possiamo almeno passeggiare”. Fortunato, proprio così dice. Dopo sette anni e dodici miliardi spesi. Una pioggia di finanziamenti abbattutasi su L’Aquila e dintorni dalla notte maledetta del sisma ma che non pare essere servita a molto, visto che lui è ancora qui, sfollato tra gli sfollati, a mille metri di altitudine, chissà per quanto altro tempo ancora. SENZA COMPLESSI. Giuliano Bruno vive in uno dei 19 nuovi insediamenti del cosiddetto progetto Case, i famosi Complessi antisismici ed ecocompatibili, realizzato con quasi un miliardo di euro dal governo di Silvio Berlusconi e dalla Protezione civile di Guido Bertolaso per dare un tetto a circa 20 mila degli oltre settantamila cittadini rimasti senza casa dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Vive in un appartamento della new town più alta della città, Giuliano, ad Assergi, realizzata sfregiando un pezzo di montagna con un complesso immobiliare che ora cade a pezzi come molti degli altri sparsi nel cratere, dove gli alberi natalizi e le luci si mescolano alla tristezza dell’abbandono, dell’isolamento e della rassegnazione.