L’Aquila nel cuore del Rinascimento con Saturnino Gatti

30 Dicembre 2014

Il volume di Ferdinando Bologna testimonia la vivacità dell’Abruzzo e del maestro nell’Italia tra il 1400 e il 1500

di Giorgio D’Orazio

L’AQUILA

Si fa portatore di novità, di nuove letture sulla vita e sull'opera di uno dei più interessanti maestri dell'arte sbocciata in Abruzzo, il libro “Saturnino Gatti. Pittore e scultore del Rinascimento aquilano”, volume edito da Textus e presentato di recente a Roma.

Una ricostruzione analitica e completa delle opere del celebre pittore aquilano curata dallo storico dell'arte Ferdinando Bologna, grazie alla quale è possibile affermare che L’Aquila è arrivata nel cuore dell’arte rinascimentale italiana. Come tasselli di un mosaico, infatti, gli studi a cui per anni e anni si è dedicato Bologna ricompongono e stravolgono il viaggio di un artista straordinario che è riuscito a testimoniare e a imporre la vivacità aquilana nell'Italia a cavallo tra il ‘400 e il ‘500. La storia del celebre pittore è narrata facendo luce su nuovi aspetti della sua vicenda biografica e artistica, come l'individuazione di un nuovo anno di nascita, dal 1463 al 1457, o le nuove attribuzioni, relative ad esempio ad alcune opere custodite nei musei di Baltimora e Montreal assegnate in precedenza al Perugino.

Svolgendosi sulle orme di Saturnino Gatti il volume – che contiene un vasto repertorio fotografico realizzato da Luca Del Monaco e Mauro Bologna o proveniente dall'archivio privato di Bologna e dai diversi musei che ospitano le opere di Gatti – assume i tratti non di una “semplice” monografia, ma di uno  spaccato di ampiezza considerevole che parte dall'Aquila e si dirama in Italia. Lo conferma per esempio l’attribuzione del Tabernacolo Mariano della chiesa aquilana di Santa Maria del Soccorso all’artista verrocchiesco fiorentino Francesco Brugi, che smentisce l’assegnazione a Silvestro dell’Aquila e collabora a confermare la tesi secondo cui «L'Aquila è stata un incrocio fertile di presenze autorevolissime del Rinascimento fiorentino e italiano».

È questo in fondo il cuore dell’opera di ricerca di Ferdinando Bologna, sulla quale sono intervenuti altri autorevoli studiosi come Pierluigi Leone de Castris, ordinario di Storia dell’arte medievale, e Claudio Gulli,  collaboratore di vari musei italiani ed esteri fra i quali il Louvre. «I punti di partenza sono Firenze e la bottega del Verrocchio», spiega Gulli, «lì Saturnino muove i primi passi nel 1470. Ma non è un rapporto che si limita a quegli anni, anzi continua seguendo gli itinerari del maestro. Andrea Verrocchio è un fenomeno da cui hanno origine esperienze diverse», prosegue lo studioso «pensiamo al Perugino e a Leonardo, ebbene quel mondo di psicologie stralunate passa indisturbato anche nella pittura di Saturnino, che é l’autore, tra il 1489 e il 1494, degli affreschi dell'abside di San Panfilo a Villagrande di Tornimparte, in cui rivela tutta la forza del legame con Firenze negli squarci luminosi e nelle aperture paesaggistiche a orizzonte basso».

Secondo l'editore Edoardo Caroccia, che ha già annunciato prossime tappe di presentazione del libro a Napoli e a Firenze, quello della ricerca contenuta in questo volume è un linguaggio che, partendo dall'Abruzzo, va oltre i confini territoriali e abbraccia il mondo. «Lo sforzo è stato quello di cercare di chiarire come certi avvenimenti, che di solito si considerano marginali, in realtà non lo siano affatto», osserva Ferdinando Bologna, «e anzi apportano un contributo forte al mio vecchio convincimento che non ci sono “centro” e “periferia” ma c'è solo un “centro”, a seconda delle angolazioni che si scelgono. Gli storici», prosegue il curatore del volume, «devono compiere questo sforzo per mettere in evidenza la sostanziale autonomia, centralità e fecondità dei loro contributi, superando i soliti cliché che vedono la “periferia” come inerte e passiva. Solo questo atteggiamento critico» conclude Bologna «rende chiari motore e legami e consente di valicare la tendenza a considerare minore quel che non coincide con le grandi personalità codificate dalla tradizione. La quale, a volte, merita di essere messa in discussione e rovesciata».

. ©RIPRODUZIONE RISERVATA