“L’aria della libertà”, l’Italia sognata da Piero Calamandrei

8 Aprile 2018

L’AQUILA. “L’aria della libertà - L’Italia di Piero Calamandrei” è lo spettacolo di Nino Criscenti e Tomaso Montanari incentrato sulla figura di uno dei padri della Costituzione, protagonista della...

L’AQUILA. “L’aria della libertà - L’Italia di Piero Calamandrei” è lo spettacolo di Nino Criscenti e Tomaso Montanari incentrato sulla figura di uno dei padri della Costituzione, protagonista della ricostruzione della democrazia nell’Italia repubblicana. L’appuntamento è all’Auditorium del Parco oggi, con inizio alle ore 18, nel cartellone della Società Aquilana dei Concerti “Barattelli”, con il narratore, scrittore e storico dell’arte Tomaso Montanari, un quartetto di musicisti, formato da Luca Cipriano clarinetto, Francesco Peverini violino, Valeriano Taddeo violoncello, Marco Scolastra pianoforte e uno schermo su cui si succedono le immagini di un album fotografico degli anni ’30, che si conserva nella biblioteca civica di Montepulciano.
Sono le istantanee, inedite, scattate da Calamandrei nelle gite che quasi ogni domenica, dal 1935 fino allo scoppio della guerra, ha fatto con un gruppo di amici in cui si ritrovano alcuni dei maggiori esponenti della cultura italiana del ’900: Luigi Russo, Pietro Pancrazi, Nello Rosselli, Alessandro Levi, Guido Calogero, Attilio Momigliano, Benedetto Croce. Montanari sfoglia l’album di quelle fughe domenicali in centri storici come Urbino, Perugia, Siena, Viterbo, in borghi e paesi nella campagna toscana, in Umbria, nelle Marche, in Romagna, alla ricerca di castelli, pievi, abbazie, ville monumentali, luoghi scelti, come scrive Calamandrei, «non per estetismi turistici ma col desiderio di ritrovare, in quelle testimonianze, una tradizione di civiltà, della quale ciascuno di noi, durante la settimana, aveva creduto, nei momenti di maggior scoramento, di avere smarrito il senso». Dieci momenti di musica dal vivo entrano sui punti più intensi del racconto. Sono brani di capolavori della musica da camera tra gli anni ‘20 e ‘40, da Stravinskij a Ravel, da Casella a Šostakovic. L’organico di pianoforte, violino, violoncello e clarinetto è stato scelto in funzione di due opere scritte per questa formazione: una composizione di Paul Hindemith del 1938 e il Quatuor pour la fin du Temps scritto nel 1940 da Olivier Messiaen nel campo di concentramento in cui era internato. Parole, incontri, emozioni di quelle passeggiate sono attuali: sono il programma sentimentale e politico di un’Italia possibile, quella dell’articolo 9 per la “tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione”; quell’aria della libertà di un «futuro diverso, un futuro semplicemente, profondamente umano», l’invito che si sentirà dalla voce di Calamandrei in un discorso ai giovani del 1955.