L’arte del corpo, un secolo di performance in Abruzzo da Michetti a Beuys

Presentato al Matta di Pescara un volume di Ivan D’Alberto e Sibilla Panerai che racconta la storia delle arti performative attraverso saggi e immagini
PESCARA. Quanto la cultura regionale sia permeata dall'esperienza della Performing Art (Arte Performativa) è un dato di fatto che sorprende non solo la (spesso inconsapevole) comunità abruzzese, ma lo stesso establishment dell’arte contemporanea, che di fronte a una prima - inedita e non ancora esauriente - sistemazione storica e documentaria del fenomeno parla addirittura di «miniera d'oro». In quella miniera, vale a dire il mondo della Body Art, Performance e Live Art, Happening e Azionismo che tanto hanno animato il clima artistico degli anni ‘60 - ‘70 e che ancora oggi influenzano il linguaggio creativo contemporaneo, hanno scavato a mani nude due ricercatori e storici dell’arte del territorio, Ivan D’Alberto e Sibilla Panerai, ideatori, nel 2011a Pescara, della originale rassegna nazionale Corpo: Festival di Arti Performative e del Cappa (Centro di Archiviazione e Promozione della Performing Art), un progetto le cui prime origini vanno rintracciate nella mostra SecreAzioni del 2009 al Museo di Arte contemporanea di Nocciano. Obiettivo dichiarato, quello di indagare sotto il profilo scientifico, sociale, antropologico e culturale le forme espressive più contemporanee che pongono il corpo umano nella condizione di opera d’arte totale, materia prima e oggetto d’ispirazione artistica.
Il primo risultato editoriale consegnato dai due studiosi è un volume di 232 pagine appena dato alle stampe da Verdone editore (Castelli, Teramo): “Corpo Estraneo/Straniero Storia delle arti performative in Abruzzo (1913-2014)”. Il volume (20 euro) vanta un apparato fotografico quasi del tutto inedito per il quale gli autori ringraziano la baronessa Lucrezia De Domizio Durini, Vanessa Beecroft, Enrico Sconci, Giorgio Colombo, Renato Bianchini, Sergio Nannicola, Mario Pieroni, Lanfranco Colombo. Rimarchevole è l'apporto della rivista Segno (Pescara) col proprio materiale d'archivio. Dopo l'anteprima assoluta all'università di Bologna e la presentazione all'Appartamento Lago di Brera, il volume è stato presentato, ieri pomeriggio a Pescara, nello Spazio Matta in via Gran Sasso, nell’ambito dei per i Matta Talk coordinati da Annamaria Talone. Il titolo annuncia “1913-2014”, un secolo di performance messe in scena da e con le comunità abruzzesi, dalla Gran Serata futurista di Filippo Tommaso Marinetti (l’ 8 aprile 1913 al Teatro comunale dell'Aquila) al Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto dello scorso anno nel capoluogo regionale. Un secolo di performance che si fanno ricordare per il lavoro di autori come Carmelo Bene, Giuseppe Chiari, Sandro Chia, Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Vanessa Beecroft, Gilberto Zorio, Franco Summa, Fausto Cheng, Angelo Colangelo, Alessandro Jasci, Sandro Visca, Ettore Spalletti e numerosi altri. E grazie al lavoro negli anni d'oro della Performing Art, di storici dell'arte, galleristi e operatori culturali che hanno saputo comprendere la forza espressiva di quel linguaggio estetico.
In area pescarese Mario Pieroni, i coniugi Durini di Bolognano, mecenati illuminati, i Free International Forum organizzati da Lucrezia De Domizio Durini, Peppino D'Emilio con Convergenze, Cesare Manzo con le varie edizioni di Fuori Uso, Renato Bianchini con il Museo Laboratorio di Città Sant'Angelo poi passato alla direzione di Enzo De Leonibus, Gian Marco Montesano, Giulia Basel e Massimo Vellaccio del Florian Teatro stabile d'innovazione.
Pari obiettivi perseguiti all'Aquila da Enrico Sconci con Quarto di Santa Giusta prima e Muspac poi, Fabio Leonardis con la Centrale d'Arte Contemporanea, Enrico Crispolti con le varie edizioni di Alternative Attuali, l'Accademia di belle arti dal 1969 a oggi, animata dal genio di Fabio Mauri, Sylvano Bussotti, Carmelo Bene, Gino Marotta, Mario Ceroli, Achille Bonito Oliva, Piero Sartogo, Enrico Castellani, Gruppo Aura (Walter Zarroli, Francesco Sfarra, Canzio Gentilucci, Valter Battiloro e il giovanissimo Sergio Nannicola). Un patrimonio umano unico nel suo genere, sottolineano gli autori della pubblicazione, che ha finito per condizionare il lavoro di molti artisti abruzzesi, critici d'arte e operatori della nuova generazione.
Il quadro storico delineato da Ivan D'Alberto e Sibilla Panerai entra nel vivo a metà anni Settanta, con Joseph Beuys che in Abruzzo grazie ai baroni Durini realizza alcuni dei suoi progetti più importanti: Aratura biologica (1975) e Difesa della Natura (1985). L'artista tedesco rappresenta una figura di riferimento per la svolta concettuale di molti artisti abruzzesi. Negli anni Ottanta l'interesse alla performance marca l'attività accademica di Fabio Mauri a L'Aquila, sarà lui il coordinatore della Gran Serata futurista al Teatro Comunale il 4 giugno 1980. La storia delle Arti Performative in Abruzzo si allunga ai giorni a noi contemporanei e alle quattro edizioni di Corpo con l'intervento di performer riconosciuti in ambito internazionale come Nicola Ruben Montini, Kyrahm e Julius Kaiser, Mona Lisa Tina, Francesca Fini e Marco Casolino, Flavio Sciolè. Un passaggio naturale del testimone, le cui premesse - e qui sta l'illuminante contributo del libro - vanno rintracciate ancora prima nel tempo, vale a dire nel giacimento di folclore e tradizioni popolari abruzzesi con il loro corredo meta-teatrale di «ritualità, gestualità, simbologie, pratiche corporee, forme di catarsi e sublimazione, coinvolgimento emotivo del pubblico e l'utilizzo di spazi all'aperto per rendere ancora più plateale il messaggio comunicato».
Esemplificativo in questo senso il dipinto di fine '800 di Francesco Paolo Michetti “Il Voto” con la processione di San Pantaleone patrono di Miglianico, con la potente fascinazione del tema “barbarico” descritto dall'autore, dove alcuni contadini «per sciogliere un voto fatto, leccano il pavimento sporco di polvere e fango, strisciando come rettili fino al busto d'argento del santo». Di questo genere di riti cruenti e spettacolari il “periferico” Abruzzo è ricco, rimarcano gli autori nell'introduzione, citando la corsa degli zingari a Pacentro, la processione dei serpari a Cocullo e la notte delle farchie a Fara Filiorum Petri.
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