«L’Eden dell’estate in Abruzzo nelle mie canzoni»

Umberto Palazzo apre oggi lo Spoltore Ensemble «Nel mio nuovo disco racconto l’infanzia al mare»
«Le cose più importanti le scopri troppo tardi», dice tra l'altro il pezzo che dà il titolo a “L'Eden dei lunatici”, fresco lavoro discografico del cantautore dj e musicofilo pop rock&soul, Umberto Palazzo, abruzzese di Vasto, già fondatore e leader dei Santo Niente. Scritto e realizzato tutto d'un fiato durante il lockdown, il nuovo album è autoprodotto e a un mese dall'uscita apre, stasera, lo Spoltore Ensemble.
Palazzo, che cosa racconta ne “L'Eden dei lunatici” e a cosa allude la title-track?
È una canzone dedicata alla mia grande numerosa e stramba famiglia, alle nostre riunioni estive a Vasto nel vecchio orto che ora non c'è più e la baracca con dentro le cucine attorno a cui circolavano innumerevoli cuginetti e zii. E' una rievocazione dell'infanzia, il paradiso terrestre perduto.
Il Moscone, La Riviera, La Baia, Mare di Notte: otto brani estivi nati di getto, con quale stato d'animo?
In realtà avevo pronto un altro disco ma poi, piombati nella quarantena e con tanto tempo a disposizione ho iniziato a scrivere nuove canzoni spontaneamente tutte intorno allo stesso tema, il mare e l'estate, quel senso di rigenerazione che scatta quando sentiamo arrivare la primavera, in un momento in cui non era dato sapere se ci sarebbe stata, quindi un grande senso di incertezza e di speranza. Mi sono reso conto di avere tra le mani un disco e che dovevo farlo uscire subito, non potevo aspettare l'inverno per un disco estivo. In due giorni ho realizzato tutto da solo senza etichetta, grafica foto e lyrics video compresi, un prodotto totalmente artigianale. Un'etichetta francese mi ha stampato il vinile ed è stato un colpo di fortuna, cento copie vendute all'istante.
Il suo sentimento dell'estate?
Amo l'estate e mi riesce difficile vivere in città, cerco il contatto col mare, faccio il bagno fino a novembre. Ho scelto di tornare in Abruzzo dopo vent'anni a Bologna, e recuperarne la parte adriatica, la spiaggia. D'estate si compie il miracolo di tornare tutti bambini, si torna a nascere in qualche modo. Il disco è ambientato a Vasto ma alcuni brani fanno esplicito riferimento a Pescara e alla sua riviera, lo spirito del luogo. Vivo a Pescara perché la trovo un buon compromesso tra città di mare e possibilità concreta di fare cose, l'offerta musicale non è monocorde, ci sono trasversalità, serate commerciali e alternative.
L'attività di disc jockey ha occupato in maniera preponderante il suo lavoro fino alla pandemia. Come si sta riorganizzando?
Sono tornato al live, sicuramente l'ideale in questo momento rispetto alla discoteca. Il live è una situazione introspettiva, distanziata, anche i concerti ne potrebbero beneficiare a scapito delle serate danzanti. Dovrò organizzarmi per altri lavori, in effetti gli artisti sono dei precari a vita e non c'è nulla di sconvolgente in questo. Sono un insegnante di tecnologia della produzione musicale, uno smanettone ben attrezzato.
Ipertecnologico eppure agganciato sentimentalmente agli anni ’70: Lucio Battisti, Alan Sorrenti, Ivan Graziani e Enzo Carella sono tra le influenze più evidenti nel suo nuovo disco. Una sorta di marchio di fabbrica?
Sono stato molto precoce, “Io tu noi tutti” è stato uno dei primi album che ho comprato a dodici anni con i miei soldini messi da parte. Andavo a scuola e lavoravo anche come cameriere ai matrimoni. Spendevo tutto nella mia unica passione: la musica. Ho una quantità di dischi spaventosa che risalgono esattamente a quel periodo, per me di benessere economico.
Come vede il futuro post Covid?
La battaglia è appena iniziata, questa estate non è stata la fine della guerra ma solo una lunga tregua e ora la minaccia ci attende con l'inverno. Dall'8 marzo scorso ho realizzato che non avrei lavorato come dj fino all'estate 2021 e mi sono messo l'animo in pace. Non so davvero se sarò ancora spendibile quando si ricomincerà a mettere dischi alle serate. Le generazioni passano molto velocemente e se un deejay non sta sul campo è finito. Ricorderemo come un'epoca d'oro quella delle feste danzanti.
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