L’eros femminile nei versi di D’Amato

6 Ottobre 2020

La poetessa pescarese nell’antologia “La Reggia di Venere”

PESCARA. «Mi sono allontanata un po’ da tutto. Nell’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte anche in letteratura e poesia si ripetono dei moduli. Ma non può esserci questa ripetitività per ciò che invece richiede rigore, attesa, silenzio, studio». Dopo il libro di pensieri e aforismi “Un anno e a capo” (Galaad) e la raccolta poetica “A imitazione dell’acqua” (Nottetempo) seguiti da un silenzio di tre anni, una rarità in tempi di indefessa sovraesposizione cui non sfuggono artisti e letterati, torna a far sentire la sua limpida voce la poetessa pescarese Federica Maria D’Amato.
Lo fa con versi di lancinante bellezza nell’antologia “La Reggia di Venere” (176 pagine, 25€), curata da Francesca Genti e appena pubblicata da Sartoria Utopia, marchio editoriale milanese di Genti e Manuela Dago, poetesse e artiste. Vero oggetto di design, “La Reggia di Venere” è un coloratissimo libro-gioiello a tiratura limitata (165 copie numerate e tutte diverse), pezzi unici fatti a mano, con cucitura giapponese e un collage originale di Dago in copertina. Con le poesie dell’autrice abruzzese e della curatrice sono presenti liriche di Roberta Durante, Silvia Salvagnini, Paola Soriga, Maria Moresco, Francesca Gironi, Giulia Anania, Alessandra Racca, Viola Barbara, Valentina Diana, Francesca Tini Brunozzi, Maria Antonietta.
Pensato come raccolta poetica sul desiderio erotico femminile, “La Reggia di Venere” è diventata un’antologia di versi innamorati, anche se l’eros ne fa parte. «All’inizio ho avuto qualche pudore sul tema», racconta D’Amato al Centro. «Ma alla fine ne è uscita un’antologia sull’amore, forse più pudica e intellettualizzata. Amore che non è propriamente maschile o femminile, con un “tu” poetico che va al di là del genere. In queste poesie il corpo si ricongiunge al pensiero, unione che le donne sanno fare meglio degli uomini».
Poesia del desiderio e dell’amore, al contempo fiammeggiante e malinconica, sanguinante e rarefatta, incantata e disillusa, accesa dalla febbre e distesa nella nostalgia: anche in questa antologia i versi di Federica D’Amato esigono l’abbandono a una lettura sensuale più che l’analisi formale e strutturale di invenzioni linguistiche e sintattiche che pure la poetessa ha sempre sperimentato, con l’aiuto del tempo e del raccoglimento del silenzio. Che, dice lei stessa, «è indispensabile per capire dove va la propria vita, dove la propria scrittura. Altrimenti cosa scrivi?».
«Poeta angelica e feroce», come la definisce Francesca Genti, nutrita dalla lettura di Lucrezio, Cesare Pavese, Mario Luzi, Amelia Rosselli, Franco Loi, Milo De Angelis, Louise Glück (che sta traducendo), D’Amato fa suo il verso “Resiste al tempo/ quel che si fa/ col tempo” di Hector Murena, tradotto nel suo “La tigre assenza” dalla poetessa Cristina Campo (che a sua volta scriveva di sé: «Ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto meno»). «Sono molto contenta di essere nell’antologia di Sartoria Utopia perché è una casa editrice che ha fatto del tempo la propria ragione poetica. Il loro lavoro esprime l’analogico fatto a mano contro il digitale industriale dei libri. Oggi il libro è diventato merce, non è più luogo d’incontro, scambio di culture. È un oggetto che non contiene tempo, non crea cultura e significato ma solo svago e perciò non resiste al tempo. Purtroppo anche i poeti hanno prestato il fianco a questo cambiamento antropologico». Dopo Sartoria Utopia nel 2021 un’altra casa di qualità, Hacca Edizioni, scopritrice di talenti come un altro abruzzese, Alcide Pierantozzi, pubblicherà un lavoro di Federica D’Amato, il suo primo romanzo “Le tremanti”, «storie di donne e uomini che tremano perché vivono».