L’eternità dell’acqua, dopo 14 anni le nuove poesie di Tabellione

PESCARA. L’acqua come simbolo del fluire continuo della vita, come scorrere eterno delle cose verso l’assoluto, ma anche come riferimento alla ciclicità delle esistenze, al ritorno eterno delle vite...
PESCARA. L’acqua come simbolo del fluire continuo della vita, come scorrere eterno delle cose verso l’assoluto, ma anche come riferimento alla ciclicità delle esistenze, al ritorno eterno delle vite nelle vicende dei singoli individui. È il senso del nuovo lavoro poetico di Marco Tabellione, insegnante, scrittore, giornalista, ma soprattutto poeta, che torna alla poesia dopo 14 anni dal suo precedente libro di poesie, Tra cielo e mare del 2003.
“L’eternità dell’acqua” (Chiaredizioni) il bel titolo della silloge, che sarà presentata oggi alle 17.30 nella sala della Figlia di Iorio della Provincia in piazza Italia a Pescara. Una presentazione affidata esclusivamente ai versi, recitati dall’autore in una cornice di musiche e immagini. Una formula multimediale e affascinante che Tabellione aveva già sperimentato con i suoi precedenti lavori, dando vita al recital “InCanti”, titolo ispirato alla seconda raccolta omonima di poesie dell’autore, forse il suo libro di poesie di maggior successo, vincitore di numerosi premi.
Nel tempo trascorso dall’ultima raccolta poetica, durante il quale Tabellione ha lavorato alle nuove poesie, curandole e perfezionandole a lungo, instancabile è stato anche il lavoro compiuto dall’autore in difesa dell’arte della poesia, sia come insegnante ideatore di corsi di scrittura creativa e lirica, sia come critico su diversi giornali e riviste di poesia, sia come prefatore e curatore di raccolte di giovani poeti. Uno studio della poesia che lo ha portato a realizzare nel 2015 un saggio introduttivo ai segreti della poesia intitolato “Il canto silenzioso”, vincitore di diversi concorsi, come molte altre opere di Tabellione, autore tra l’altro anche di saggi e romanzi. Un’attività eclettica, a volte sotterranea, che trova ora il suo apice in un’antologia poetica sicuramente ambiziosa, che si presenta come una sorta di compendio simbolico del rapporto tra l’uomo e l’assoluto, una visione «sofferta ed estasiata all’essere e al suo scorrere continuo» si legge nella terza di copertina, «un tentativo, affidato alla poesia e alle parole, di comprendere il senso del tutto e il ruolo del singolo frammento. Nella poesia di Tabellione l’acqua si fa simbolo del fluire cosmico, dove affetti, idee, natura, morti cercano la loro armonia e paiono trovarla nell’immagine del flusso eterno, di cui il verso musicale del poeta si fa eco e imitazione». La raccolta è concepita come una sinfonia in parole, divisa in 4 tempi e 2 cicli, intitolati “L’appartenenza” e “La restituzione”, in cui la poesia di Tabellione cerca di individuare un compimento all’essere umano. (re.s.)