L’ex Cesaroni Fassari in tour «Racconto l’amarezza di oggi»

PESCARA. Partirà il 18 ottobre dal Teatro Santa Lucia a Botticino, in provincia di Brescia, la tournée nazionale di “Che amarezza” con protagonista Antonello Fassari che dirige lo spettacolo su testi...
PESCARA. Partirà il 18 ottobre dal Teatro Santa Lucia a Botticino, in provincia di Brescia, la tournée nazionale di “Che amarezza” con protagonista Antonello Fassari che dirige lo spettacolo su testi suoi e di Gianni Corsi con musiche del compositore abruzzese, Davide Cavuti. Per ora le date sono 17, l'ultima delle quali il 6 aprile al Lea Padovani di Montalto di Castro (Viterbo), tutte in piccoli centri. Lo spettacolo farà tappa anche in Abruzzo: a Gessopalena il 27 ottobre, ad Avezzano il 9 novembre, e a Francavilla il 29 marzo.
Fassari nella serie televisiva di Canale 5, «I Cesaroni» ha interpretato il personaggio di Cesare. «“Che amarezza” è una espressione usata da Cesare Cesaroni ed è un pretesto per raccontare in vari quadri da dove vengo, dove sto e dove andrò», spiega Fassari, «perché “Che amarezza” è un concetto filosofico. Sopraggiunge quando non ci sono più parole, quando tutto è perduto e rimane il dispiacere di non poter aggiungere altro».
Fassari, 66 anni, romano, ha affiancato alla sua attività teatrale quella televisivacon partecipazioni a sceneggiati e varietà tra cui: Avanzi, Anni '50, Al di là delle frontiere e I Cesaroni. «Cesare», si legge nelle note di presentazione dello spettacolo, «è un eroe comico in un mondo tragico. Appartiene al tempo, come l'amarezza fa parte di tutti noi. Nel tentativo di indagare i motivi che rendono l'uomo contemporaneo così amareggiato è nato uno spettacolo che lascia allo spettatore come unica via di fuga per sfuggire ai dispiaceri della vita quella di sorriderci su».
Lo spettacolo, proseguono le note di regia, «è un viaggio personalissimo a tappe: dal mito di Sisifo, forse primo esemplare maschio di amara condizione umana, proseguendo con la nuova nomenclatura delle divinità dell’Olimpo (le multinazionali) e le nuove figure mitologiche (l’algoritmo), non senza passare attraverso le più banali quotidianità che ci amareggiano l’esistenza, ridendo delle nostre disgrazie e delle nostre prese di coscienza; perché forse l’unica possibilità che ci rimane è rifugiarsi in quel mondo di finzione a cui appartiene Cesare, cintura nera di amarezza, ma portatore sano di una filosofia di vita degna del migliore discendente della stirpe di Sisifo».
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