L’horror di Pupi Avati Wenders finalmente thriller, donne e follia

22 Agosto 2019

L’estate è al culmine e il re della foresta si insedia sul trono. È infatti la nuova versione del Re Leone il film in uscita col maggior numero di copie questa settimana nelle sale italiane. A fargli...

L’estate è al culmine e il re della foresta si insedia sul trono. È infatti la nuova versione del Re Leone il film in uscita col maggior numero di copie questa settimana nelle sale italiane. A fargli compagnia i titoli di due maestri del cinema, l’ottantenne Pupi Avati (Il signor diavolo) e il tedesco Wim Wenders (Submergence), ma anche altri due film made in Usa (La rivincita delle sfigate e Charlie says) e due italiani (L’ospite e Pop black posta).
Dopo 25 anni il leoncino Simba torna a farsi ammirare grazie alle evoluzioni tecniche che, partendo dal cartone animato originale, consentono una rivisitazione fotorealista davvero ammirevole. Merito dell’esperto regista Jon Favreau che tre anni fa era stato protagonista con successo di un’analoga operazione con “Il libro della giungla”. Nulla è cambiato, tranne piccoli particolari, nella coinvolgente storia del percorso di crescita di Simba, scandito da popolarissime canzoni come “Il cerchio della vita” e “Hakuna matata”. Novità invece nelle voci, che nell’edizione italiana sono quelle di Marco Mengoni, Elisa, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Luca Ward e Massimo Popolizio.
Il signor diavolo segna l’atteso ritorno all’horror di Pupi Avati ed è tratto dal suo libro omonimo dell’anno scorso. La carriera dell’autore bolognese prese il via, 51 anni fa, proprio nel segno della paura con “Balsamus, l’uomo di Satana” e nella moltitudine dei suoi film hanno un posto privilegiato proprio i titoli horror come “La casa dalle finestre che ridono” e “Zeder”. Si tratta quindi di un contesto che Avati padroneggia con sicurezza e incisività, lasciando il segno anche in questa nuova opera che lo riporta nei suoi luoghi tra Veneto ed Emilia negli anni Cinquanta, con l’apporto di un ottimo cast che vede tanti attori che hanno già lavorato con Avati, come Massimo Bonetti, Lino Capolicchio, Gianni Cavina, Alessandro Haber, Andrea Roncato, con in più il graditissimo ritorno sul grande schermo di Chiara Caselli.
La campagna promozionale dell’Estate al cinema, grazie a Moviement, consente finalmente di far approdare in Italia Submergence, il film di due anni fa che porta l’illustre firma di Wim Wenders. Stavolta il 74enne autore tedesco si cimenta con tematiche per lui insolite, mescolando una storia d’amore con una vicenda thriller di spionaggio internazionale. I due protagonisti (Alicia Vikander e James McAvoy) si incontrano in Normandia e si innamorano, ma lei è destinata a continuare le sue ricerche scientifiche nei fondali del Mar Glaciale Artico, mentre lui è inviato in una pericolosa missione in Somalia dove verrà rapito dai jihadisti. Solo un sottilissimo filo di speranza potrà tener vivo il loro amore quasi impossibile.
Charlie says propone un originale punto di vista a mezzo secolo di distanza da uno dei più cruenti massacri della storia americana. Il Charlie del titoli, infatti, è il criminale Charles Manson, morto due anni fa in prigione mentre stava scontando l’ergastolo, ideatore della strage in una villa di Los Angeles in cui fu uccisa anche Sharon Tate, moglie di Roman Polanski. È la sanguinosa vicenda al centro anche del nuovo film di Quentin Tarantino “C’era una volta a… Hollywood”. Ma in Charlie says la regista Mary Harron punta l’attenzione non sul malefico Manson (interpretato da Matt Smith) bensì sulle tre donne appartenenti alla sua “Family” che presero parte al massacro e furono pure condannate al carcere a vita. Merrit Wever interpreta l’educatrice del penitenziario che cerca di intraprendere un complicatissimo percorso di riabilitazione, soprattutto etico, con le tre appartenenti alla setta, plagiate da Manson, benissimo interpretate da Marianne Rendón, Sosie Bacon e Hannah Murray.
Ancora donne protagoniste, ma in chiave di commedia sociale, nel film di Olivia Wilde La rivincita delle sfigate. Apparentemente sembra il classico “teen movie” sugli scatenati party che coinvolgono gli studenti americani dopo il conseguimento del diploma e in vista della scelta dell’università. Però in questo caso, oltre alla visione da parte delle donne, non mancano risvolti più profondi. Le due protagoniste (Beanie Feldstein e Kaitlyn Dever) fanno i conti col loro percorso di studi e con la loro voglia di divertimento per celebrare il diploma, mettendosi a confronto con i loro colleghi maschi.
Si affronta la non facile questione del desiderio di paternità nel film di Duccio Chiarini L’ospite. Daniele Parisi e Silvia D’Amico danno il volto a una coppia di ultra trentenni che discute su come dare un senso compiuto alla loro unione. Lui ritiene che sia giunto il momento di avere un figlio, ma lei non è d’accordo. È necessaria una pausa di riflessione, durante la quale l’uomo comincerà a vedere la realtà con occhi diversi. Il film è condotto in maniera lieve e molto accurata fino a diventare non soltanto un credibilissimo spaccato generazionale ma al tempo stesso uno spunto di riflessione in un Paese, come il nostro, in piena crisi demografica.
Pop black posta di Marco Pollini consente pure notazioni sociologiche sull’Italia contemporanea, anche se prende spunto da una vicenda di cronaca nera. Si immagina infatti che un’impiegata decida di sequestrare 5 persone in un ufficio postale di provincia: dal ragazzo africano a un pastore evangelista, da una donna benestante a una latinoamericana fino a un signore immerso nella tecnologia. Tutti, però, hanno in comune il fatto di aver qualcosa da confessare. E dovranno rimettersi al «giudizio« della loro sequestratrice, interpretata dalla brava Antonia Truppo.
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