L’inedita storia di un partigiano “americano”

19 Dicembre 2020

In un libro di Marco Patricelli, la vicenda perduta dell’eroe abruzzese Renato Berardinucci

PESCARA. Una storia della seconda guerra mondiale perduta e recuperata dopo tre quarti di secolo, con lunga e paziente ricucitura di tutte le trame sfilacciate della memoria: la vicenda di Renato Berardinucci, medaglia d’oro al valor militare della Resistenza. «Il partigiano americano. Una storia antieroica della Resistenza » di Marco Patricelli (Ianieri, 304 pp., euro 17,00) è un libro con il rigore del saggio e il fascino del romanzo. Una narrazione che fonde il patrimonio della tradizione orale alla realtà scientifica, attraversando, in uno spaccato dell’Abruzzo, la breve vita di Renato Berardinucci (Philadelphia 1921 – Arischia 1944), tra emigrazione, fascismo, società americana, provincia italiana, guerra e lotta per la libertà. Patricelli è uno storico di fama internazionale specializzato della seconda guerra mondiale; nel 2010 ha vinto il prestigioso Premio Acqui Storia con «Il volontario», che rivelò per la prima volta in Europa la storia del capitano polacco Witold Pilecki che si fece rinchiudere ad Auschwitz per informare gli Alleati sugli orrori del lager. «Il partigiano americano» è costruito con una originalissima e avvincente struttura musicale (il contrappunto): un affresco che colma una profonda e sinora inesplorata lacuna storiografica. Berardinucci era nato negli Usa da genitori originari di Picciano e aveva visto per la prima volta l’Italia nel 1939, per un’idea della madre che intendeva metterlo al riparo dalla chiamata alle armi grazie alla doppia cittadinanza. Dal college di Philadelphia il giovane e promettente studente si era ritrovato al Liceo classico di Pescara in una realtà ricca di contrasti. Il fascismo con la sua propaganda aveva dato agli italoamericani un motivo per sentirsi orgogliosi delle proprie radici, ma Hans Lichtner, uno studente ebreo in fuga dall’Austria dopo l’Anschluss di Hitler, proprio a Pescara gli apre gli occhi sulla dittatura e sul nazismo. Dopo il catastrofico bombardamento del 31 agosto 1943, lo sfollamento a Picciano e il disastro dell’armistizio, Renato fa la sua scelta di campo. Crea una piccola banda partigiana e si impegna nel raccordo e nell’aiuto agli anglo-americani in missione dietro la Linea Gustav. È abile nei travestimenti, ama le beffe, rischia la vita più volte, mette a segno un colpo di mano all’armeria di Penne, uccide un ufficiale tedesco in uno scontro a fuoco, ne conosce un altro, ex professore di latino a Lipsia, che non vuole fare né rastrellamenti né rappresaglie. Con la liberazione dell’Abruzzo, nel giugno del 1944, decide di andare ad arruolarsi nella Brigata Maiella. Scioglie la banda e con lui rimangono solo tre compagni.
La madre ha un presentimento e vuole a tutti costi seguirlo. Saranno infatti traditi da un fascista, condannati a morte da un tribunale militare tedesco e avviati al cimitero di Arischia per essere fucilati. Qui, in un gesto di «sublime follia», Berardinucci si getta contro i soldati sperando così di poter salvare i compagni. Lui e Vermondo Di Federico vengono uccisi davanti agli occhi della donna, impazzita dal dolore. Collepalumbo e Padovano riescono a fuggire. Nel 1957 il padre Vincenzo tornerà da New York a Picciano, noleggerà un’auto e si farà portare a San Pio delle Camere alla ricerca della spia che ha tradito il figlio.