«L’Italia è paese di giovani poeti matti e selvaggi»
Il vincitore del Premio Penne: «Lo stato della poesia è meraviglioso, come sempre da Dante e Petrarca»
di Federica D’Amato
PESCARA
«S. ei un amore perché sei / un racconto / e partono in te / i velieri della fine». E' questo uno degli incipit più belli delle poesie contenute dal libro “Si tira avanti solo con lo schianto” (WhiteFlyPress, 2013), con cui il poeta romagnolo Davide Rondoni si è aggiudicato il Premio città di Penne-Mosca per la poesia.
Libro intenso e perfetto in cui si addensano, come un diamante, tutti i temi portanti della scrittura di Rondoni, 51 anni, ormai considerato uno dei più importanti poeti italiani viventi, in Italia e nel mondo, che con l'Abruzzo e in particolare con Pescara ha da sempre intrattenuto un rapporto speciale, fatto di viaggi, incontri e scambio reciproco. In occasione della sua presenza in città per il ritiro del Premio Penne ha rilasciato al Centro questa intervista.
Davide Rondoni, lei ha appena vinto il Premio Penne per la poesia con la raccolta “Si tira avanti solo con lo schianto”. Cos'è lo “schianto” di cui parla in questo libro?
Lo schianto è quello che, spero spesso, tutti incontriamo nella vita, quando le misure solite non tengono, quando per un amore o per un dolore o per un cambio d'epoca, come sta accadendo adesso, quello in cui eri prima, che ti conteneva, si schianta, si apre, si deve aprire anche con una certa ferita.
Lei nasce come poeta, è considerato poeta, e soprattutto – cosa difficili di questi tempi – lei è un poeta vero. Qual è lo stato attuale della poesia italiana?
Meraviglioso, come sempre, come dai tempi di Dante e di Petrarca. Meraviglioso perché gli italiani sono un popolo di poeti un po' matti e selvaggi, dove si mischiano le cose più accademiche, se pensiamo a Petrarca, con le cose più sperimentali, se pensiamo a Dante, uno stato dove per fortuna non c'è una linea dominante ma ci sono tante voci poetiche, così come ci sono tanti comuni, tante città e così via.
Eppure il critico letterario Alfonso Berardinelli questa estate, sulle pagine del Foglio, aveva scritto che la poesia in Italia è morta...
Non ho partecipato a quella pretestuosa polemica, ma in realtà prima, sulle pagine di Avvenire, avevo scritto un articolo in cui dicevo proprio che la poesia è in pieno fermento, soprattutto grazie ai piccoli editori. Non mi interessano le polemiche.
Perché non le interessano?
Non mi interessano le chiacchiere sulla poesia fatte da gente che non conosce le cose e parla così, più per risentimento che per amore di una cosa.
E tutti questi giovani poeti che pubblicano nel nostro Paese?
I giovani poeti in Italia ci sono sempre stati, e ci saranno sempre per fortuna, perché la poesia ha questa forza di dare voce a quello che nella vita preme, e la giovinezza, se è tale e non pre-invecchiata, è il momento in cui la vita preme di più e c'è bisogno di dirla. Aggiungo che grazie alla nostra grande e importante tradizione poetica, da Jacopo Da Lentini fino a Montale, Caproni, Luzi etc, tante voci di oggi, giovani appunto, sono molto interessanti.
Prima accennava all'amore e al dolore, temi cardine della sua scrittura. Perché l'amore è il tema prediletto dalla poesia?
Ungaretti diceva che “amore” è la parola luce della letteratura italiana perché Dante fa un poema per amore, Petrarca scrive per amore... E perché l'amore è una forma di conoscenza. L'uomo è fatto per conoscere affettivamente il mondo, non è fatto per analizzarlo, bensì per conoscerlo per ardore, come diceva Luzi, ecco perché amore è necessariamente il tema fondamentale della poesia. Nell'esperienza amorosa, inoltre, se vissuta pensosamente e non in modo banale, si fanno tutte le esperienze fondamentali della vita: il limite, il suo superamento, la pazienza, il sacrificio, la generatività. Tutti gli elementi umani vengono a verifica e crisi e accensione nell'amore.
Anche il rapporto con Dio è un'istanza forte della sua poesia. Com'è questo rapporto?
In realtà è un rapporto che ha lui con me. Punto.
Quali saranno i suoi prossimi libri?
Diversi, ma quello di imminente uscita lo pubblicherò con un editore abruzzese, Mario Ianieri, si chiama “Cinque donne e un'onda”, poemetti pensati fondamentalmente per il teatro, su alcune figure di donna che in qualche modo hanno fatto l'Italia: dalla Marchesa di Pescara Vittoria Colonna, a Giulia Gonzaga, Caterina Sforza e anche Eluana Englaro che, come sapete, è stata al centro di una grande discussione, una delle donne che con il suo sacrificio ha fatto il nostro Paese.
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