«L’Italia al tempo di Renzi? E’ un fumetto...»

2 Novembre 2015

di Domenico Sanguedolce Scorre dalle pagine del giornale Il Fatto Quotidiano a quelle di un nuovo libro la satira di Mario Natangelo nell'Italia ai tempi della rottamazione e di un "mal d'amore" che...

di Domenico Sanguedolce

Scorre dalle pagine del giornale Il Fatto Quotidiano a quelle di un nuovo libro la satira di Mario Natangelo nell'Italia ai tempi della rottamazione e di un "mal d'amore" che si insinua da Renzi a Laura, la compagna del protagonista di “Pensavo fosse amore e invece era Matteo Renzi”, da qualche giorno in libreria (Magic Press Edizioni, pagine 144, euro 15). Non che il protagonista Nat, alter ego dell'autore, abbia avuto il bislacco destino di vedersi insidiata la donna da un Premier, sia chiaro. Mancava solo questo ad un vignettista “fattoide”, «pessimista, distruttivo, negativo, cinico e pedante nella critica quotidiana a tutto e tutti, nella vita pubblica. In quella privata, invece, un nevrotico, insicuro, terrorizzato dal futuro e pronto a fuggire davanti a qualsiasi impegno vero» come scrive Marco Travaglio, prefatore dell'ultima fatica - o meglio divertissement - di Natangelo. Il quale mette subito avanti le mani, intervistato dal Centro: «Non ho mai avuto il piacere di incontrare Renzi». Forse per tranquillizzare il lettore che non si troverà davanti un romanzo rosa su Renzi. Neppure, però, un libro satirico su Renzi - soccorre la prefazione di Travaglio - bensì la storia d’amore di Nat e Laura, «un’inguaribile ottimista, piena di belle speranze, cioè di pie illusioni, pronta, dopo 20 anni di Berlusconi, a gettarsi tra le braccia del primo cazzaro che passa per la strada. Il che spiega il suo amore per Nat e naturalmente anche per Renzi».

E spiega anche il titolo di questo spassoso libro, «un bestiario completo di protagonisti e comprimari della politica finita sul Fatto, da Alfano ai corazzieri del Quirinale, da Veltroni a D’Alema, da Grillo e Casaleggio ai loro grillini, da B. a Monti a Salvini, senza dimenticare quegli allegroni di Napolitano e Mattarella» continua Travaglio. «È una storia ahimè in parte autobiografica...», racconta invece Mario Natangelo. «Nat incontra una ragazza completamente diversa da lui, convinta che l'Italia vada migliorando, insomma una personificazione del renzismo. Lui al contrario è drammaticamente scettico, non crede che possa esserci qualcosa di migliore per l'Italia. D'altronde la loro storia inizia alla fine dell'era Berlusconi», prosegue, «quando c'erano da un lato i cattivi e poi tutti gli altri come una grande famiglia schierata contro quei cattivi, e prosegue quando arriva Renzi e scoppiano tutte le categorie, così anche i due protagonisti si trovano su barricate opposte».

“Pensavo fosse amore e invece era Matteo Renzi” è la terza esperienza in libreria per Mario Natangelo, napoletano dal 1985, giornalista professionista che dal 2009 disegna ogni giorno una vignetta per Il Fatto, oltre a reportage grafici e strisce, ma anche collaboratore di Linus e Smemoranda. Gli altri due libri che ha all'attivo sono “Napolitano! Sesso, moniti e Rock’n’roll” (Aliberti) e “2012 con Loden”, pubblicato insieme a Vauro per Il Fatto, «ma l'ultimo è di 4 anni fa e quasi me ne vergogno, si nota che era ancora acerbo,» osserva l'autore, «non che in questo caso ci si. a stata una qualche evoluzione, diciamo che ho solo padroneggiato meglio l'argomento!». Ne è convinto il Travaglio prefatore e se ne convinceranno anche i lettori dell'ultimo libro di Natangelo, uno sguardo dissacrante sull’Italia ai tempi del “renzismo”, sull’intimismo autoreferenziale del disegnatore frustrato che vorrebbe parlare d’amore ma è costretto a fare i conti con la politica e la quotidianità. Ma anche una parodia sui trentenni di oggi, che se non sanno quale sarà il loro futuro passano gran parte del presente a raccontare problemi e cazzate sui social network, come sembra notare Mario Natangelo con questa satira sulla «"cosa stai pensando generation", quella che si sente sempre sotto a un riflettore, nella realtà parallela di Facebook, con la propria perenne incertezza e con i "like" che la fanno star meglio».

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