L’Italia di Lampedusa vince l’Orso d’oro a Berlino

21 Febbraio 2016

“Fuocoammare” di Gianfranco Rosi si aggiudica il premio come migliore film Il regista: è inaccettabile che la gente muoia in mare per attraversare le frontiere

BERLINO. «Non è accettabile che la gente muoia in mare, per attraversare le frontiere». Il primo pensiero di Gianfranco Rosi è stato per loro, i migranti che ha visto arrivare per mare, nell’anno e mezzo che ha trascorso, a Lampedusa per girare “Fuocoammare”, il documentario con il quale ha conquistato, ieri sera, l’Orso d’oro del miglior film in concorso al 66esimo Festival del cinema di Berlino. Italiano di Eritrea dove, ad Asama, è nato 52 anni fa, Rosi ha bissato con “Fuocoammare” il Leone d’oro vinto, nel 2013, alla Mostra del cinema di Venezia con un altro documentario, “Sacro Gra” incentrato sul Grande raccordo anulare di Roma. Rosi aveva trascorso diversi mesi all’Aquila, dopo il terremoto del 2009, per supervisionare il docu-film “Memory hunters” (Cacciatori di memoria), una produzione dell’Accademia dell’Immagine e del Centro sperimentale di cinematografia, realizzato proprio dagli allievi dell’ultimo anno dell’Accademia, sul terremoto.

La giuria, presieduta da Meryl Streep, e di cui faceva parte anche l’attrice italiana Alba Rohrwacher, ha assegnato l'Orso d'argento per la migliore sceneggiatura al polacco Tomas Wasilweski per il film “United States of love”. Mentre gli Orsi d’argento per il miglior attore e la migliore attrice protagonisti sono andati rispettivamente al tunisino Majd Mastoura, per il film “Inhebbek Hedi” e alla danese Trine Dyrholm per il film “La comune”. «Berlino premia Gianfranco Rosi, il suo talento e la poesia dell'accoglienza#fuocoammare#orgoglio». Così il premier Matteo Renzi ha commentato su Twitter la vittoria del film italiano.

“Fuocoammare” racconta l'isola italiana, vera frontiera d'Europa. E lo fa con la giusta pietà, ma senza alcuna retorica. Un'isola, quella di Lampedusa, in cui sono sbarcate negli ultimi anni 400.000 persone e che ne ha viste morire ben 15.000. E i migranti? Si vedono quando sono raccolti dal mare pieni di nafta, quando vengono perquisiti e assistiti, quando vengono chiusi morti nei sacchi di plastica e anche quando si raccontano in un ritmato gospel che fa così. «Ci bombardavano», raccontano nel film, «e siamo scappati dalla Nigeria, siamo scappati nel deserto, nel deserto del Sahara, molti sono morti. Sono stati uccisi, stuprati. Non potevamo restare. Siamo scappati in Libia. E in Libia c'era l'Isis e non potevamo restare...Siamo scappati verso il mare...il mare non è un luogo da oltrepassare. Il mare non è una strada. Ma oggi siamo vivi». Ma i migranti giocano anche a calcetto improvvisando squadre come Sudan contro Eritrea; si coprono con le loro coperte in alluminio; mostrano comunque la loro gioia per avercela fatta. Insomma, isolani e migranti sembrano, in “Fuocoammare”, vivere come una vita parallela senza darsi troppo fastidio. Da questa immersione di Gianfranco Rosi di oltre un anno nell'isola, vera protagonista del documentario, esce così fuori, senza alcuno fuoco d'artificio ideologico, la storia di una possibile convivenza che ha evidentemente convinto la giuria di Berlino.

Ricevendo il premio, Rosi ha sottolineato il valore politico del suo film: «Il mio pensiero va a tutti coloro che a Lampedusa non sono mai arrivati nel loro viaggio della speranza e alla gente di Lampedusa, che da venti, trenta anni apre il suo cuore a chi arriva».

«Quello che è arrivato ieri dall'Austria, che si sta chiudendo, non è certo un bell'esempio. L'Europa deve agire assieme», ha detto il regista, che poi rispondendo a una domanda – Quale politico dovrebbe vedere il film in Italia? – ha aggiunto: «Lo farei vedere a tutti, soprattutto i più tosti. E a Matteo Salvini».

«L'Italia comunque ha fatto tanto e da sola per venti anni, ora non è più il momento che i singoli stati agiscano per conto loro», ha detto ancora Rosi. «Deve esserci una risposta europea. L'Europa farà una brutta fine , se non inizierà a pensare in maniera più europea, e meno nazionale».

Il vincitore dell’Orso d’oro ha dedicato, infine, un passaggio anche alla Germania, pur non volendo commentare l'opera politica di Angela Merkel: «Per i tedeschi Lampedusa è sempre stato un fenomeno che doveva risolvere l'Italia. Adesso L'Europa inizia a reagire, si È accorta del problema, ma non è ancora abbastanza».

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