L’odio sui pattini il calzolaio razzista e il futuro virtuale

29 Marzo 2018

Margot Robbie nei panni di Tonya Harding l’Oasis di Spielberg e Albanese contro i senegalesi  

Appena due mesi dopo l’uscita di “The Post”, trentesimo film di Steven Spielberg, è arrivato ieri nelle sale italiane “Ready Player One”, trentunesimo lungometraggio dell’infaticabile regista statunitense, 71 anni ma energia e fantasia creative inarrestabili. I due film sono le due facce della produzione spielberghiana, il cinema realistico d’impegno e il cinema d’avventura e invenzione, in cui il bambino Steven si scatena. Non senza agganci, però, alla realtà che viviamo e alle sue derive.
“Ready Player One”, infatti, oltre a essere uno spettacolare omaggio alla cultura pop e edonista degli anni Ottanta - musica, cinema, moda, videogiochi, sono tante le citazioni - è anche, per definizione dello stesso regista, un racconto morale sul pericolo di passare troppo tempo isolati in un esercizio solipsistico, inchiodati sui piccoli schermi nel perimetro angusto della cameretta. Il mondo reale, orrendo e da cui evadere, e la realtà virtuale, in cui vivere esaltanti avventure col proprio avatar, sono inconciliabili nel 2045. La maggior parte dell'umanità vive in miseria tra malattie, carestie, guerre, catastrofi climatiche. Non resta che rifugiarsi in Oasis (Ontologically anthropocentric sensory immersive simulation), la realtà virtuale creata dal geniale James Halliday (Mark Rylance). Questi, prima di morire senza eredi, rivela la presenza in Oasis di un Easter Egg, una sorpresa che consente, a chi la trova e vince ogni sfida, di conquistare il controllo di Oasis e della sua enorme ricchezza. Col suo avatar Parzival, il 17enne Wade (Tye Sheridan) partecipa alla vertiginosa caccia al tesoro nel fantastico universo parallelo. Dall’omonimo romanzo di Ernest Cline del 2010, pubblicato in Italia da DeA Planeta.
Dagli Stati Uniti arriva anche il biografico “Tonya” di Craig Gillespie, in uscita oggi. Margot Robbie interpreta la pattinatrice Tonya Harding, campionessa sul ghiaccio negli anni Novanta, conosciuta per il suo temperamento focoso e per la rabbia con cui gareggiava anche per riscattare un’infanzia non facile oppressa dalla madre padrona, la terribile LaVona Golden (Allison Janney). Tonya fu protagonista non solo di una carriera eccezionale ma soprattutto di uno dei più grandi scandali dello sport mondiale. Lei e il marito Jeff (Sebastian Stan) furono accusati di aver pagato un uomo per far azzoppare la connazionale Nancy Carrigan, la più dotata tra le rivali. La povera Namcy ebbe una rotula fratturata e non poté partecipare all'Olimpiade invernale di Lillehammer, in Norvegia, nel 1994. Ascesa e caduta di una campionessa: Tonya fu la prima pattinatrice statunitense a eseguire un triplo axel (il salto più difficile e spettacolare del pattinaggio artistico), ma fu poi uno dei personaggi più odiati dall’opinione pubblica. Nel film pattina davvero Margot Robbie, ma nelle figure più impegnative il suo volto è stato ritagliato e attaccato digitalmente a una pattinatrice professionista.
In sala anche due titoli italiani, le commedie “Io c'è” di Alessandro Aronadio e “Contromano” di e con Antonio Albanese. Edoardo Leo, Margherita Buy e Giuseppe Battiston gli interpreti del film di Aronadio, già autore del surreale “Orecchie”. Massimo, per rimettere in sesto il suo malandato b&b “Miracolo italiano”, pensa bene di svicolare dalle tasse trasformandolo in luogo di culto. Deve prima però fondare una religione. Detto fatto, ecco lo “Ionismo”, religione fondata sull’Io. Buy è la scettica sorella commercialista, Battiston uno scrittore fallito ingaggiato come guru del vangelo ionista.
In “Contromano” Albanese è il calzolaio milanese Mario, un tipo abitudinario e pedante, irritato dalle novità. La sua vita metodica cambia all'improvviso quando il senegalese Oba, venditore ambulante di scarpe a prezzi stracciati, si piazza davanti al suo negozio. Per Mario l’unica soluzione è riportarlo in Africa.
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