L’onirica bellezza dell’arte di Falconi in una grande antologica a Teramo

Il maestro abruzzese omaggiato nella sua città con una esauriente esposizione nelle sale dell’Arca Sabato 16 marzo il vernissage, preceduto da un concerto tributo nel vicino conservatorio Braga
TERAMO. Una grande mostra antologica celebra a Teramo l’arte pittorica di Gigino Falconi. Sabato prossimo, 16 marzo, viene inaugurata nelle sale de L’Arca l’esposizione Gigino Falconi. Bellezza creativa, curata da Giuseppe Bacci e Lino Befacchia. Il vernissage nella galleria civica di largo San Matteo, alla presenza del maestro abruzzese, è in programma alle 17.30, preceduta alle 16.30 nel vicino conservatorio Braga da un omaggio in musica all’artista, affidato al soprano Manuela Formichella e al pianista Stefano Adriano Befacchia.
Omaggio della città natale al maestro Falconi in vista del suo 91esimo compleanno (il 21 marzo), Bellezza creativa si inserisce nella serie di tributi che il Comune di Teramo va doverosamente rendendo ai maestri del secondo Novecento (e ben oltre nel caso di Falconi) espressi dal territorio e proiettati in ambito internazionale, da Guido Montauti a Giovanni Melarangelo. Esposte a L’Arca quaranta opere del maestro Falconi (che ha vissuto tra Teramo, Montone, Giulianova), esemplari degli ultimi tre decenni di un percorso creativo lungo settant’anni.
La mostra teramana riprende le due grandi sezioni presentate alla Camera dei deputati sul tema del sacro e opere dagli anni Novanta in poi, fino a pezzi degli ultimi mesi, realizzati con la stessa lena di un giovanotto. Non c’è grande museo o galleria nel mondo in cui Gigino Falconi non abbia esposto, accompagnato dalle letture dei più autorevoli critici. Dell’arte complessa, onirica e ipnotica del maestro, del suo linguaggio arcano e simbolico, dei misteri della bellezza nella sua opera scrive il professor Befacchia in catalogo (Edizioni Centro Staurós): «Gigino Falconi elabora e definisce la sua visione del mondo, maturata ed evoluta in settant’anni di vita artistica, e la racconta facendo uso di un linguaggio tecnico ai limiti della perfezione, attraverso il quale “presenta” a noi il suo mondo, come egli lo vede, come egli ha cercato di scandagliarne le recondite trame. Seguirlo in questa avventura artistica è arduo, perché il linguaggio adoperato è figlio del tempo e ne segue le volute: è polisemico per l’ampiezza del tempo vissuto, per le esperienze umane e professionali fatte. Rude e impetuoso negli anni Sessanta, estetizzante, quasi neo barocco nei decenni successivi, enigmatico, simbolistico, con potente voce espressiva, a partire dall’ultimo decennio del secolo fino ad oggi».
Approfondisce la traiettoria artistica del maestro abruzzese anche il co-curatore Giuseppe Bacci: «È nella luce che operano i grandi pittori. Gigino Falconi da sempre ha cercato nella luce i segni del suo componimento artistico, così come il minatore nel buio estrae i suoi minerali preziosi. Ha interpretato, in maniera assolutamente personale, il concetto di luce, facendola diventare una poetica della propria arte, carica di intensità emotiva, e nelle rivelazioni del segno i suoi soggetti, perlopiù femminili, fuoriescono con la luce spirituale dell’anima. Luce, enigma, metafisica sono i tre elementi paradigmatici che guidano verso un percorso aperto ad ulteriori interrogativi critici».
La mostra resterà allestita fino a giovedì 11 aprile.
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