L’ucraina Jamala trionfa in Svezia La canzone fa infuriare la Russia

16 Maggio 2016

STOCCOLMA. Un brano struggente, di forte impatto emotivo, per raccontare il dramma della deportazione dei tatari di Crimea sotto Stalin che ha coinvolto anche la bisnonna: l'ucraina Jamala trionfa...

STOCCOLMA. Un brano struggente, di forte impatto emotivo, per raccontare il dramma della deportazione dei tatari di Crimea sotto Stalin che ha coinvolto anche la bisnonna: l'ucraina Jamala trionfa all'Eurovision Song Contest con “1944”, un canzone decisamente anti-Mosca, dopo un duello all'ultimo voto proprio con il rappresentante della Russia, Sergey Lazarev, dato per favorito alla vigilia e poi finito terzo alle spalle dell'Australia. E il verdetto diventa un caso diplomatico: se il festival «non fosse stato politicizzato», avrebbe vinto la Russia, attacca Konstantin Kosaciov, presidente della Commissione affari esteri del Senato di Mosca. Davanti a 200 milioni di spettatori, che hanno seguito la finale in diretta dalla Globe Arena di Stoccolma, la bella Susana Jamaladinova, in arte Jamala, 32 anni, ha cantato il dolore dei tatari che, accusati di collaborare con la Germania nazista, furono deportati dalla Crimea all'Uzbekistan per volere di Stalin. Solo negli anni '80 sono stati autorizzati a tornare in Crimea. «Ero certa che quando si canta e si racconta la verità, si è in grado di toccare le persone», ha commentato l'artista ucraina dopo la vittoria. Già prima della competizione, la sua canzone era finita nel mirino di Mosca perché considerata una critica indiretta all'annessione della Crimea da parte della Russia, nel 2014. Ma Jamala ha insistito che non c'erano sottotesti e la giuria del concorso - che vieta per regolamento messaggi politici - ha ammesso il brano. “1944” ha fatto centro, incassando 534 preferenze (tra giurie di tutta Europa e televoto); secondo l'australiano Dami Im (nato in Corea del Sud, con “Sound of Silence”) con 511 punti, terzo il russo Lazarev con 491 (con 'You are the only onè). Francesca Michielin, che difendeva i colori dell'Italia con “No degree of separation”, si è dovuta accontentare della sedicesima posizione.