L’urlo di Tardelli l’esordio di Messi e altre Favole mondiali

Il grande calcio raccontato come una serie di fiabe in un libro del giornalista sportivo e scrittore Furio Zara
Il libro si chiama “Favole mondiali” e racconta - stando al suo stesso sottotitolo - “60 storie incredibili per bambini e bambine dai 6 ai 60 anni”. Lo ha scritto Furio Zara, veneziano, 48 anni, 20 dei quali trascorsi a raccontare storie di sport sui giornali e nei libri che ha pubblicato. Quest’ultimo è edito da Baldini + Castoldi ed esce domani, in coincidenza con l’inizio dei Mondiali di calcio in Russia. Ne parla l’autore in questa intervista al Centro.
Zara, che libro è “Favole mondiali”?
E’ un libro di favole ed un libro sui Mondiali. Prende questa grande macchina dei sogni che è il Mondiale e prova a raccontarla, attraverso le favole, ai bambini reali e a quelli ideali, non cresciuti come me e quelli che hanno fra i 40 e i 60 anni, che ancora sognano grazie alla magia che sanno creare i rimbalzi del pallone.
I Mondiali senza l’Italia che iniziano domani in Russia sono un’interruzione della favola per noi?
No. Questa è solo una pausa che, magari, ci può anche portare dei benefici. A me dispiace pensare alla generazione dei ragazzini di oggi che, per la prima volta, avrebbero visto i Mondiali. Ma riuscire a scoprire campioni di altre Nazionali, e magari a innamorarsi di un centravanti dell’Islanda o di un terzino del Brasile, ci riporta proprio all’essenza del calcio.
Che sarebbe?
Che è quella di sognare e di pensare che la distanza fra noi che guardiamo e i campioni che giocano non è, poi, così grande.
La favola mondiale più bella qual è stata, per lei?
Probabilmente l’esordio ai mondiali di Messi, nel 2006 in Germania, nella partita Argentina-Serbia. Io c’ero, quel giorno, a Gelsenkirchen.
E che cosa accadde?
Messi entra in campo ed è subito una rivelazione. Io mi accorgo presto che è un regalo di Dio perché, non appena tocca il pallone, sembra di sentire la musica. Scarta due avversari e, nei pochi minuti che restano da giocare, fa due assist per altrettante reti e segna anche lui un gol.
Fra le favole che lei non ha vissuto sul campo, invece, quale è la più bella?
Il Maracanã nel 1950, la grandissima disfatta del Brasile contro l’Uruguay nel Mondiale giocato in casa. I brasiliani perdono una partita già vinta, con lo stadio Maracanã strapieno e pronto a festeggiare la vittoria nel Mondiale.
E cosa succede?
Dopo la sconfitta si cerca un colpevole e lo si trova nel portiere, Moacir Barbosa Nascimento. E lui dice: «Ho sbagliato una sola volta ma me l’hanno fatta pagare per tutta la vita».
Che cosa insegna questa favola triste?
Due cose. La prima che nel calcio come nella vita spesso si ha bisogno di un colpevole che colpevole non è. Il fatto che il Brasile abbia cercato di dare tutta la colpa a Moacir Barbosa Nascimento è la conferma di ciò. La seconda cosa è questa: da quella sconfitta e da quel dolore collettivo il Brasile ha tratto la forza per rialzarsi. Otto anni dopo, in Svezia, il Brasile trascinato da Pelè vince il suo primo Mondiale.
La più bella favola mondiale dell’Italia qual è?
Sicuramente l’urlo di Tardelli nel Mondiale vinto in Spagna nel 1982. Non c’è paragone con niente prima e niente dopo.
Perché?
Per il momento storico. C’erano stati gli Anni di piombo. Si stava concludendo una guerra civile durata 10 anni. Quell’urlo libera un intero Paese e torniamo a scoprire i colori.
Cioè?
Capiamo che ci si può anche divertire con il calcio, rinasce un senso di identità nazionale. Mai come in quel momento l’Italia si scopre unita sotto gli stessi colori. E’ un momento di gioia vera che, come allora, non abbiamo mai più conosciuto.
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