La Brigata Maiella: i partigiani abruzzesi che partirono per liberare l’Italia

17 Aprile 2021

All’alba del 21 aprile 1945, la Brigata partigiana Maiella entra a Bologna, senza sparare un colpo, al fianco dei polacchi delle unità alleate dell’Ottava armata britannica e dei gruppi di...

All’alba del 21 aprile 1945, la Brigata partigiana Maiella entra a Bologna, senza sparare un colpo, al fianco dei polacchi delle unità alleate dell’Ottava armata britannica e dei gruppi di combattimento Legnano, Friuli e Folgore. Nella notte, i tedeschi e i fascisti, su ordine del generale Von Senger, avevano abbandonato in fretta e furia la città. Più tardi nella mattinata, i partigiani sfilano lungo la via Rizzoli, tra due ali di folla gioiosa e acclamante. Lo racconta anche Gilberto Malvestuto, ricordando le centinaia di bandiere sventolanti dalle finestre e dai balconi e il cielo oscurato dalle migliaia di volantini inneggianti alla Resistenza che volteggiavano nel vento di quella storica primavera.
È forse il momento più esaltante di una saga gloriosa, quella della Brigata Maiella. Il fulcro di un romanzo corale in cui si intrecciarono storie personali di una generazione cresciuta nell’orrore della guerra e storia patria.
Il nome completo della formazione era Gruppo Patrioti della Maiella, l'unica compagine partigiana ad aver ricevuto la medaglia d'oro al valor militare, una delle poche ad essere aggregata all'esercito alleato nella liberazione della penisola. Con gli alleati, la Brigata risalì combattendo tutta l’Italia, fino ad arrivare, dopo la liberazione di Bologna, ad Asiago.
Una storia inizialmente poco conosciuta, per un errore di prospettiva anche culturale che voleva che la Resistenza fosse fenomeno esclusivamente settentrionale. Invece, l’impeto di liberarsi dal nazi-fascismo trovò terreno fertile anche in Abruzzo. La Brigata nasce, infatti, dall’unione di vari gruppi di combattenti già nell'autunno del 1943. Comandante è l'avvocato socialista Ettore Troilo; Domenico Troilo, comunista, il suo vice. A partire dall'inizio del 1944, il gruppo coopera con gli alleati, aggregati come Corpo dei volontari della Maiella all’Ottava Armata britannica del maggiore Lionel Wigram.
Il territorio abruzzese è attraversato dalla linea Gustav e i tedeschi in fuga lasciano terra bruciata, tra distruzioni ed eccidi. Dopo una primavera di combattimenti, la brigata Maiella è la prima ad entrare nella Sulmona liberata. Qui inizia la seconda fase nella vita della brigata: l’esercito polacco sostituisce quello britannico. Il versante adriatico nel frattempo viene affrancato dalle forze del Corpo Italiano di Liberazione. Il 10 giugno, con l’entrata a Pescara, l’Abruzzo può dirsi liberato. In questo momento la Maiella conta circa 500 uomini: sono affamati, scalzi, malequipaggiati, ma nei mesi successivi i combattenti aumentano regolarmente: arrivano numerosi i giovani volontari, attratti dal carisma del comandante e dalla dimostrazione di fiducia da parte degli Alleati. I “brigatisti” arrivano a contare 1.326 unità. Il corpo polacco provvede a fornire vettovagliamento, armi e uniformi. Il comando della formazione passa al tenente colonnello Wilhelm Lewicki. La Brigata risale attraverso le Marche (dove vengono liberati diversi centri e Pesaro) e prosegue verso l’Emilia Romagna. Il 21 aprile, entra con i polacchi a Bologna.
Nonostante il colore politico del comandante e del vice, la Brigata Maiella resta sempre dichiaratamente repubblicana: così deve essere, apolitica, per poter essere accorpata all’esercito alleato.
La brigata si scioglie definitivamente nell’estate del 1945 a Brisighella, città da loro liberata. Nella piazza della città è affissa una targa commemorativa in memoria dei 54 partigiani caduti nel cammino di resistenza. La bandiera della Brigata, decorata al valore nel 1963, è attualmente conservata nel Sacrario delle Bandiere, al Vittoriano a Roma.
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