La corsa alla statuetta: Oppenheimer in testa E l’Italia tifa Garrone

9 Marzo 2024

Il film di Nolan si presenta con tredici nomination La serata in onda su Rai1 domani notte dalle 23.30

NEW YORK. La domanda non è se, ma quanti. Alla vigilia della 96ª edizione, l’Oscar per il miglior film sembra ormai assegnata: a salire sul palco del Dolby Theater di Los Angeles nella serata condotta per la quarta volta dal presentatore e comico Jimmy Kimmel saranno Christopher Nolan e il cast al completo di Oppenheimer. Il film sul padre della bomba atomica arriva all’appuntamento tra domenica e lunedì con tredici nomination (una meno di Eva contro Eva, La La Land e Titanic), un successo che ha il sapore dell’inevitabilità. Collegata su Rai1 domani notte a partire dalle 23.30, l’Italia tifa per Io capitano di Matteo Garrone, in corsa in una cinquina internazionale eurocentrica con lo spagnolo La società della neve di Juan Antonio Bayona, il tedesco The teacher’s lounge di Ilker Catak, The zone of interest del britannico Jonathan Glazer e Perfect days, presentato dal Giappone ma firmato da Wim Wenders.
Spiazzando Barbie di Greta Gerwig, a cui era stato associato fin dal debutto lo scorso luglio, il maxi-biopic su Oppenheimer ha fatto man bassa di premi, a partire dai Golden Globe, passando per i Bafta (sette statuette) più tre alla Sag per miglior cast, miglior attore protagonista (Cillian Murphy) e migliore non protagonista (Robert Downey Jr). Oppenheimer è l’undicesimo film incoronato dalla Producers Guild, dalla Sag e dall’associazione dei registi: una tripletta che, con la sola eccezione di Apollo 13, ha portato all’Oscar più prestigioso, a cui potrebbero aggiungersene altri sei o sette.
Sono in finale come miglior film dieci pellicole: insidiano Oppenheimer la dark comedy già Leone d’Oro a Venezia di Yorgos Lanthimos, Povere creature! (undici candidature), Killers of the flower moon di Martin Scorsese (dieci), il campione di incassi dell’estate Barbie (otto candidature, ma non per la regia), The holdovers - lezioni di vita di Alexander Payne (cinque). E poi Maestro di Bradley Cooper, American fiction di Cord Jefferson, Past lives della coreana-americana Celine Song uscito al Sundance, Anatomia di una caduta di Justine Triet, Palma d’Oro a Cannes ma snobbato dalla Francia per il miglior film internazionale, e infine The zone of interest, vincitore del Grand Prix, che potrebbe riservare sorprese.
Gli Oscar premiano l’industria del cinema e sono dunque un test sugli investimenti miliardari di studi e servizi in streaming: Netflix, con un pot-pourri di Maestro, Nyad, American Symphony, El Conde, May December, Nimona, Rustin e The wonderful story of Henry Sugar, è arrivato in testa con sedici candidature, seguito dalla Universal di Oppenheimer con tredici nomination, ex aequo con Searchlight (quasi tutte con Povere Creature!) e Apple (dieci per Killers of the Flower Moon). La Warner di Barbie e Il colore viola si è fermata a quota nove, mentre A24, la società americana che prende il nome dalla abruzzesissima autostrada Roma-Teramo su cui il cofondatore Daniel Katz decise di lanciarsi nella produzione cinematografica, asso pigliatutto l’anno scorso con Everything everywhere all at once, è in gara quest’anno con Zone of Interest e Past Lives e sette candidature. Snobbate Gerwig (che corre per la miglior sceneggiatura non originale) e Song, resta Justine Triet in pista a tener alto il nome delle registe in cinquina. Ce la farà a tenere testa a Nolan, che ai Dga ha battuto Scorsese, a 81 anni il candidato alla regia più anziano di sempre?
Sempre in materia di donne, ci sarà suspense per la migliore attrice: la Sag ha rimesso in gioco Lily Gladstone, prima candidata nativa-americana, contro la favorita Emma Stone di Povere creature! già premio Oscar per La La Land. Scontata invece la miglior non protagonista: sarà la afro-americana Dàvine Joy Randolph che ha vinto finora trentasei premi dal debutto di The Holdovers a Telluride.
Tra gli attori, il favorito è Cillian Murphy davanti a Paul Giamatti, mentre nei ruoli secondari Robert Downey Jr è strafavorito rispetto a Robert De Niro, Mark Ruffalo, Sterling Brown e Ryan Gosling, che salirà comunque sul palco con sessantacinque ballerini per cantare I am just Ken. È in corsa per la miglior canzone originale, e sarà un derby in casa Barbie con Billie Eilish di What was I made for, favorita rispetto agli altri candidati: Jon Batiste con It never went away da American symphony, il nativo Scott George con Wahzhazhe (A song for my people) da Killers of the flower moon e l’eterna finalista Diane Warren per The fire inside da flamin’ hot, debutto alla regia di Eva Longoria.