La cupa discesa di Adriano Pantaleo nel mondo degli ultrà

“Non plus Ultras” va in scena domani al Tosti di Ortona Lo spettacolo indaga la “mentalità” che seduce tanti tifosi
Non plus ultra: non più oltre, il limite estremo da non superare. Gioca con l’iscrizione posta, secondo la tradizione, sulle colonne d’Ercole e divenuta poi un motto proverbiale, il titolo della commedia Non plus Ultras, in programma domani al teatro Tosti di Ortona (inizio alle ore 18.30).
Lo spettacolo di Adriano Pantaleo e Gianni Spezzano, col primo anche interprete e il secondo a firmare drammaturgia e regia, è il nuovo appuntamento della stagione febbraio-maggio realizzata dalla Compagnia dell'Alba, che dirige il teatro dedicato al grande compositore ortonese. Prodotto da Argot Produzioni e Nest Napoli Est Teatro, Non plus Ultras è inserito nella rassegna “Nuove scritture”, organizzata dall’impresa di produzione teatrale e cinematografica Unaltroteatro.
Lo spettacolo nasce da una domanda: qual è il modello di vita degli Ultras (parola che si pronuncia Ultràs)? Il modello, cioè, di quei tifosi organizzati in gruppo che animano le curve degli stadi calcistici, fanno un tifo indiavolato, seguono la squadra del cuore in ogni partita, in casa e in trasferta, con qualsiasi tempo e facendo grossi sacrifici economici per dare sostegno ai loro beniamini. Tifo organizzato in cui spesso si annidano frange violente.
«Il modello di vita dell’Italia non può essere e non sarà mai quello degli ultras violenti degli stadi di calcio, estremisti travestiti da tifosi. Lo sport è un’altra cosa» disse il presidente Mattarella nel 2018 in un messaggio al Paese. Ma qual è questo modello? Attraverso un’indagine teatrale durata quattro anni gli autori hanno cercato di dare risposta alla domanda. Il modello di vita degli Ultras, spiegano, «si racchiude in una sola parola: mentalità. Dunque, cos’è la Mentalità? È una filosofia di vita basata su delle regole non scritte ma condivise tacitamente da tutti gli Ultras. L’impianto drammaturgico dello spettacolo procede alla scoperta di questo codice etico e comportamentale svelandone i pregi e i limiti».
Protagonista dello spettacolo è Ciro (Adriano Pantaleo). «Io per mestiere mi arrangio»: si presenta così il ragazzo, portiere d'albergo. Senza grandi aspirazioni, Ciro non si rispecchia nei valori della società in cui vive, né è interessato alla carriera o ai sacrifici che le persone intorno a lui compiono per salire la scala sociale. Avverte un vuoto incolmabile a cui, tuttavia, non dà importanza. Finché non conosce Susanna, figlia del temuto capo ultrà 'O Mohicano. La sua strategia per conquistare la ragazza è semplice: introdursi nell'ambiente della curva e guadagnarsi la benedizione dal padre della dolce Susanna. Però, nel tentativo di sedurre, Ciro resta sedotto, totalmente catturato da quella mentalità curvaiola che sembra dare un senso alla sua vita piatta e monotona che ha sempre detestato. «L’unica passione di Ciro sono le femmine» si legge nella sinossi «Dopo l’incontro con Susanna, Ciro inizia ad avvicinarsi al mondo della curva, dapprima per avvicinarsi alla ragazza, finendo però per ritrovarsi impelagato in quella “Mentalità” che sembra poter dare un senso a quel mondo inspiegabile in cui vive.
Ma quali sono i danni collaterali? Qual è il prezzo da pagare? Qual è il confine tra il Ciro-Ultras e il Ciro-Portiere d'albergo? Quando la vita privata verrà compromessa irrimediabilmente, dalla fede nella maglia e la lealtà al gruppo, emergeranno le prime crisi per Ciro, che dovrà compiere una delle scelte più difficili per il suo cuore. Non plus ultra, ovvero “non più oltre”. Qual è questo limite? Ciro lo scoprirà, a sue spese». Scene di Vincenzo Leone, costumi Giovanna Napolitano, luci Giuseppe Di Lorenzo, contributi multimediali Carmine Luino, collaborazione alla drammaturgia Adriano Pantaleo.