La Di Felice Edizioni festeggia 10 anni di successi

Valeria Di Felice: «Sono contenta che nulla sia riuscito a rubarmi l'entusiasmo per questo lavoro»
Dieci anni, 212 titoli, due marchi editoriali, molti autori premiati. Dietro i numeri di successo della Di Felice Edizioni, che, oggi alle 21.30, festeggia il decennale con un convegno e un brindisi, all’hotel Villa Luigi di Martinsicuro, ci sono passione e vocazione per la poesia della fondatrice Valeria Di Felice, che nel 2010 a 26 anni dopo la laurea fonda una casa editrice nella sua terra. Si lancia nell'impresa con coraggio e convinzione, lavorando per un periodo come portiere di notte in un albergo per sostenere la sua attività di editore. Che procede parallela a quella di poeta: Valeria pubblica le sillogi L’antiriva (2014), Attese (2016), Il battente della felicità (2018), tradotte in arabo, spagnolo, romeno, pubblicate in Marocco, Tunisia, Emirati Arabi, Romania, Palestina e Giordania. Il battente della felicità ha appena ricevuto la menzione speciale al 32° Premio Camaiore. «Sono contentissima, non me l'aspettavo. Ho partecipato giusto per sognare», dice Valeria Di Felice al Centro, aggiungendo a proposito del decennale della sua casa: «Sono contenta che nulla sia riuscito a rubarmi l'entusiasmo per questo lavoro».
Alla Di Felice Edizioni si affianca da due anni il marchio Arsenio («personaggio di una poesia di Montale»). Il primo marchio è nato seguendo la forte vocazione di Valeria per il verso, poi sono nati altri progetti, aperti alla narrativa sul e del Mediterraneo, all’arte, all’architettura, distribuiti in sei collane con altrettanti direttori. «Arsenio, invece, è una collana senza direttori, più flessibile, per progetti più trasversali» spiega l'autrice-editrice, che col marchio principale dedica uno sguardo attento a narrativa e poesia di lingua araba, pubblicando anche autori perseguitati nei loro Paesi. «Mi ha sempre affascinato la musicalità della lingua araba e il modo di vivere la parola da parte di questi autori, voci eversive e coraggiose». Come Ashraf Fayadh, poeta, regista, artista palestinese nato in Arabia Saudita, dove nel 2014 è stato processato e condannato a morte, accusato per i suoi versi di apostasia e diffusione di idee blasfeme, pena commutata in 8 anni di reclusione e 800 frustate. La casa di Martinsicuro ha pubblicato Epicrisi, seconda raccolta del poeta in carcere. «I suoi versi simboleggiano come si possa combattere con la poesia per la libertà di parola e la libertà dell'arte». Poeta che pubblica poeti, formatasi al liceo classico sui lirici greci, poi nutrita dai versi di Montale, Luzi, Campana, Valeria Di Felice si muove verso nuovi linguaggi: «Mi sono avvicinata al Realismo terminale, movimento filosofico-poetico fondato da Guido Oldani. Crescendo muta il rapporto con la scrittura e l'identità». Identità che viene riscoperta e rinnovata grazie all'amore dalla protagonista de “Il battente della felicità”, le cui pagine sono accompagnata dai disegni originali del maestro Gigino Falconi. «Amo la sua pittura incentrata sulla figura femminile, luminosa e sensuale, portatrice di vita».
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