“La felicità degli altri” Pellegrino insegue piccole grandi ombre

11 Maggio 2021

«Se solo avessimo il coraggio di fare la posta alle ombre, di coglierne il suono leggerissimo rivolto soltanto a noi». “La felicità degli altri” di Carmen Pellegrino (La nave di Teseo, Milano 2021, €...

«Se solo avessimo il coraggio di fare la posta alle ombre, di coglierne il suono leggerissimo rivolto soltanto a noi». “La felicità degli altri” di Carmen Pellegrino (La nave di Teseo, Milano 2021, € 18, pagine 242) è un romanzo che parla al bambino e alla bambina che ognuno è stato, un racconto che riporta alla mente (e al cuore) il sentire poetico dell’infanzia, certi sommovimenti e furori dell’anima della giovinezza, e accompagna tra i disastri e le gioie di vite e caratteri tratteggiati con una scrittura e una sintassi asciutte e pure fantasione. Di certo coinvolgenti. «Sono nata in una casa infestata dai fantasmi. Allampanati, tignosi fantasmi da cui non si poteva fuggire. A quel tempo vivevamo nella parte ovest di un villaggio che aveva case tutte uguali, tutte al pianoterra, prima che si elevassero. Mio fratello e io speravamo che le case degli altri fossero infestate quanto la nostra. A dieci anni fui allontanata dal villaggio per pura crudeltà, ma i fantasmi non rimasero a casa». Cloe è una donna che ha imparato a parlare con le ombre. Un’anima in ascolto, alla ricerca di una voce che la riporti al luogo accidentato della sua origine, al trauma antico di quando, bambina, cercava di farsi amare da chi l’aveva messa al mondo. Nel suo cammino costellato di fragorosi insuccessi e improvvisi passi avanti, Cloe attraversa città, cambia case, assume nuove identità, accompagnata da voci, ricordi, personaggi sfuggenti: Emanuel, il fratello amatissimo; il professor T., docente di Estetica dell’ombra; Madame e il Generale, guardiani della Casa dei timidi, dove la donna era stata accolta a 10 anni. Cloe è uno sguardo che cerca attenzione e verità, il suo viaggio coraggioso è il racconto di un amore e di una speranza che non si spengono, anche quando dentro e fuori di noi non c’è che rovina. Scrittrice e storica, ha indagato alcuni dei nodi salienti della modernità, concentrando i suoi studi sui movimenti collettivi di dissidenza (come in “’68 napoletano. Lotte studentesche e conflitti sociali tra conservatorismo e utopie”, 2008), e focalizzando successivamente le sue ricerche sul razzismo, l’esclusione sociale e le condizioni di sfruttamento. Coautrice di varie opere collettanee (tra le quali “Qui si chiama fatica”, 2010; “Non è un paese per donne”, 2011; “Novantadue”, 2012), con il primo romanzo “Cade la terra” (2015) ha vinto il premio Rapallo Carige opera prima e il premio Selezione Campiello. Con il secondo, “Se mi tornassi questa sera accanto” (2017) ha vinto il premio Dessì. Tra i suoi temi di indagine più recenti, centrale è quello dei borghi disabitati e delle rovine di antichi insediamenti, attraverso cui ha gettato le basi per una scienza dell’abbandono come forma di recupero alla coscienza del vissuto storico dei luoghi.