La fragilità della bellezza Alla Reggia di Venaria tesori aquilani restaurati

A Torino raccolti i capolavori recuperati: dall’Abruzzo anche il Crocifisso di Biasiuccio e la Madonna di Caramanico
La bellissima testa del Cristo colto nell’attimo dello spirare con le palpebre abbassate, le guance leggermente affossate, la bocca aperta e allentata, i tratti amari del volto. Sofferente ed elegante nella sua compostezza, il Crocifisso di fine Quattrocento opera dell'aquilano Giovanni di Biasiuccio, è uno dei tesori dell'arte aquilana esposti alla Reggia di Venaria di Torino nella mostra che spazia dall'antichità al contemporaneo: “La fragilità della bellezza. Tiziano, Van Dyck, Twombly e altri 200 capolavori restaurati”.
Organizzata in collaborazione con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, e aperta al pubblico fino al prossimo 16 settembre, “La fragilità della bellezza” chiude la XVIII edizione di Restituzioni, il programma di salvaguardia e valorizzazione che Intesa Sanpaolo conduce da quasi trent’anni a favore del patrimonio artistico nazionale. Un imponente lavoro di recupero che ha coinvolto anche la Soprintendenza archeologica dell’Aquila. Importanti per la storia del territorio e per la ricchezza delle sue collezioni, le opere abruzzesi restaurate in mostra a Torino sono le seguenti. Il monumentale Crocifisso ligneo policromo (1498) realizzato da Giorgio, arciprete di Sant’Anza, attivo all’Aquila nella seconda metà del Quattrocento, opera appartenente alla chiesa di San Silvestro, una delle più prestigiose del capoluogo. Il Crocifisso (fine del XV secolo) in legno policromo, opera di Giovanni di Biasiuccio, che nel 1471 locò per cinque anni una bottega con il grande Silvestro dell’Aquila. L'autore si colloca nell’ambito di quella fortunata e fervida temperie che animava la città sullo scorcio del XV secolo con una volontà di aggiornamento sulle novità introdotte dalla bottega del Verrocchio, di cui fu interprete appassionato in Abruzzo Saturnino Gatti.
L'opera di colloca nella navata di sinistra della Chiesa di Santa Margherita, all'Aquila. Restaurato nel 1975, il Crocifisso è stato gravemente danneggiato dal sisma del 2009. La Madonna con Bambino detta “Madonna del Cardello”,1490-1500 ca., tempera su tavola di maestro dei polittici crivelleschi, databile nell’ultimo decennio del XV secolo.
La tavola, realizzata per la chiesa dei Minori Osservanti di Caramanico Terme, si trovava nel palazzo municipale del centro montano abruzzese almeno dal 1896, quando fu notata e descritta dallo studioso abruzzese Antonio De Nino. Grazie all’ultimo intervento di “Restituzioni”, è riemerso il caratteristico panneggio costruito con pieghe sottili, tracciate sulla guida di lievi incisioni, e il pigmento originale, composto da azzurrite, nuovamente apprezzabile nonostante alcune e abrasioni.
La transenna lucifera, IX secolo, scultura in pietra calcarea di autore abruzzese, conservata al Museo nazionale d'Abruzzo (Munda). Proveniente dalla chiesa altomedievale di San Pietro a Campovalano di Campli, la transenna lucifera costituisce un unicum tra gli arredi scultorei di epoca altomedievale conservatisi in Abruzzo per le dimensioni ragguardevoli e la quasi totale integrità con cui è giunta. Realizzata in pietra calcarea, è a due battenti con soltanto un lato decorato, il verso è lasciato sommariamente sbozzato. Databile alla prima metà del IX secolo. La Lastra con Cristo in maestà tra angeli, fine del XII secolo, bassorilievo di scultore abruzzese, conservata al Munda. La lastra in pietra calcarea dal tono leggermente giallo, è proveniente dalla chiesa di San Pietro a Campovalano di Campli. Al centro c’è Cristo inscritto all’interno di una mandorla, lo sguardo è fisso in avanti e il capo è incorniciato da un nimbo crucigero; con la mano destra rivolge un gesto di benedizione alla latina e con la sinistra stringe un rotulo. Il Cristo costituisce il focus di tutta la composizione ed è ulteriormente messo in risalto dalle dimensioni monumentali.
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