La grinta di Al Bano alla Notte dei Serpenti: «Il trionfo delle radici»

Il cantante di Cellino San Marco questa sera al concertone «So di avere una grazia di Dio, mi piace poterla condividere»
PESCARA. «La musica è vita, energia, medicina. È la migliore compagnia che si possa avere durante l’arco di tutta una vita». Una vita trascorsa con la musica e per la musica, quella di Al Bano, che questa sera sarà tra gli ospiti de La Notte dei Serpenti. Il concertone, ideato e diretto da Enrico Melozzi per celebrare la cultura e la tradizione musicale abruzzese, alla sua seconda edizione, animerà lo Stadio del Mare di Pescara.
Non ha bisogno di presentazioni, Albano Carrisi in arte Al Bano, tra i cantanti più amati, con alle spalle una lunga carriera. Sul palco di Pescara porterà la sua inconfondibile voce e l’energia che continuano a contraddistinguerlo. Voce italiana apprezzata a livello mondiale, autore di intramontabili pagine della musica nazionale, l’artista di Cellino San Marco ha venduto oltre 25 milioni di dischi: ventisei i dischi d’oro, otto quelli di platino.
La Notte dei Serpenti richiama nel nome la salentina Notte della Taranta, di cui è stato protagonista. Da pugliese, cosa rappresenta per lei?
«Queste manifestazioni storiche regionali hanno una grande importanza. È il trionfo delle radici, in questo caso anche musicali».
Conosceva la Festa dei Serpari di Cocullo?
«No, ma mi sono documentato. Adesso bisogna passare dalla teoria alla pratica».
Lo scorso anno ha festeggiato i “quattro volte vent’anni” all’Arena di Verona con un concerto-spettacolo. Che ricordi ha degli esordi?
«Molto belli. Erano anni in cui la voglia di arrivare era immensa, la passione altrettanto immensa».
La sua voce regala tante emozioni al pubblico. C’è un momento particolarmente emozionante legato alla carriera, che vuole condividere?
«Sono tanti e altrettanti ne arriveranno. Dico questo perché so di essere positivo, e soprattutto ottimista, per il mio futuro. So di avere una grazia di Dio e mi piace condividerla con tutti coloro che amano ascoltare questo mio tipo di musica. Il mio rapporto con il pubblico è di grande rispetto; se chi mi segue non mi ha mai abbandonato in sessant’anni di carriera, qualcosa vorrà dire. Penso anche alla scelta dei brani: ho sempre cantato ciò che ho amato cantare, il mio è un canto veramente libero».
Quali sono stati i suoi riferimenti artistici?
«Ce ne sono diversi: Enrico Caruso, Claudio Villa, Mario Del Monaco, Domenico Modugno… anche Mina, straordinaria. Poi ho scoperto la musica “nera” e anche lì c’era tanto da pescare. Un mare sempre pieno di pesca… nel senso che ho capito, ascoltandola, cosa vuol dire esattamente cantare: dentro ci deve essere il cuore, il cervello e, poi, la voce, che è la carrozzeria».
C’è qualche giovane talento su cui scommetterebbe?
«Non ho ascoltato molto ultimamente, ma posso dire che mi mancano le grandi emozioni. Celentano è stato un’emozione, così come lo sono stati Tiziano Ferro, Bocelli, Giorgia, Mina… quelle voci che ti scuotono l’anima».
Cosa rappresenta per lei la musica?
«La musica è vita, la musica è energia, la musica è medicina. È la migliore compagnia che si possa avere durante l’arco di una vita, cominciando dalle ninne nanne».
Un’altra attività importante nella sua vita è la produzione vinicola…
«Quella è nata perché feci una promessa a mio padre e io le promesse amo mantenerle. Ricordo nel 1973, quando la mia prima cantina era pronta, la faccia di mio padre: ho visto un entusiasmo che non ho visto nemmeno quando ho vinto Un disco per l’estate e Sanremo».
Ha ancora un desiderio, un sogno che le piacerebbe realizzare?
«I desideri, secondo me, è bene che restino in gestazione fino a quando non diventano realtà. Ne ho ancora tanti e quando saranno sul palcoscenico sarà bello poterli raccontare».