La guerra in campo alla Berlinale con la ribellione di Otto e Anna

BERLINO. Una giornata dedicata alla guerra quella di ieri alla 66/ma edizione del Festival di Berlino. Due modi diversi di raccontarla, quella privata, familiare, di “Alone in Berlin”, tratta da una...
BERLINO. Una giornata dedicata alla guerra quella di ieri alla 66/ma edizione del Festival di Berlino. Due modi diversi di raccontarla, quella privata, familiare, di “Alone in Berlin”, tratta da una storia vera e firmata dallo svizzero Vincent Perez (The Secret) e quella evocativa, metastorica, satirica, messa in scena dal bosniaco Danis Tanovic in “Death in Sarajevo”.
Due film in concorso che portano la forza di questo tema con diversità e similitudini. Nel primo caso siamo a Berlino nel 1940. Otto e Anna Quangel sono una coppia proletaria, che vive in un povero appartamento cercando di tenersi più lontano possibile dai guai della guerra. Ma quando il loro unico figlio viene ucciso al fronte, la sua perdita li porta a uno straordinario atto di resistenza popolare quanto forte. Cominciano infatti a distribuire cartoline anonime per tutta la città, attaccando Hitler e il suo regime. La cosa viene notata da un ispettore della Gestapo che inizia a mettersi sulle loro tracce. Ma Otto e Anna vanno avanti lo stesso, accettando il rischio più grosso: quello di essere fucilati. Interpretato, tra gli altri, da Emma Thompson, Brendan Gleeson e Daniel Brühl, il film è tratto dal romanzo di Hans Fallada (“Ognuno muore solo”), bestseller mondiale basato su una storia vera. Un romanzo completato in quattro settimane nell'autunno 1946, con il racconto dell'avventura di Otto e Elise Hampel, che tra il 1940 e il 1943 si opposero ai nazisti e che furono decapitati per le loro azioni. Si torna invece al presente, ma solo per parlare del passato in “Death in Sarajevo”.
L'Hotel Europa di Sarajevo è in fermento per la preparazione della serata di gala dell'Unione Europea per il centenario dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando. Ma il personale dell'hotel è scontento e minaccia uno sciopero: sono più di due mesi nessuno viene pagato. Che succederebbe mai se la cena fallisse? Probabilmente, l'albergo che è già ipotecato verrebbe chiuso in un batter d'occhio. Da qui tutta una serie di personaggi che, oltre a rappresentare se stessi, rappresentano le molte anime di questa regione che non hanno mai trovato davvero pace. Scendono in campo così Omer, proprietario ormai a rischio dell'hotel; Enzo, gestore di uno strip club; la receptionist Lamija e sua madre Hatidza, ospiti vip e giornalisti. Insomma una polveriera .
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