La lezione di Federico Caffè trent’anni dopo

8 Gennaio 2017

Domani all’Aurum un convegno e un documentario sull’economista pescarese scomparso nel 1987

PESCARA. “La lezione di Federico Caffè” è il titolo del convegno sul grande economista pescarese scomparso nel 1987 in programma, domani alle 17.30, all’Aurum di Pescara. All’incontro interverranno Stefano Fassina , deputato di Sinistra italiana, Nicola Mattoscio, docente di Economia politica,e Gianni Melilla, deputato pescarese di Sinistra italiana. Nel corso del convegno sarà proiettato il documentario “Federico Caffè, dalla parte dei più deboli” di Stefano Falco.

Federico Caffè nasce a Pescara il 6 gennaio 1914, si laurea a Roma nel 1936 in Economia e commercio e l’anno seguente entra come impiegato nella Banca d’Italia. Antifascista negli anni della guerra partecipa alla Resistenza non combattente militando nel Partito della democrazia del lavoro fondata da Ivanoe Bonomi, Meuccio Ruini, Enrico Molè. Dopo la Liberazione in occasione di una borsa di studio a Londra assiste alla nascita dell’esperimento del Social Welfare State con il governo laburista di Attlee e viene affascinato dalla conoscenza diretta del pensiero di John Maynard Keynes e William Beveridge. Ha una stretta collaborazione con Meuccio Ruini, quando fu ministro dei lavori pubblici con il secondo governo Bonomi, ministro della ricostruzione con il governo di Ferruccio Parri e soprattutto presidente della Commissione dei 75 incaricata di redigere la Costituzione della Repubblica. E’ membro della commissione economica della Costituente. Collabora con il gruppo di Dossetti, La Pira, Fanfani e Moro che furono i primi a richiedere in Italia politiche espansive di tipo keynesiano per la piena occupazione. Nel 1959 diventa professore ordinario di Politica economica e finanziaria alla facoltà di Economia e commercio dell’università La Sapienza di Roma. Nel giro di una trentina d'anni dà alle stampe una serie di saggi tra cui “Economisti moderni” uscito nel 1962 e “In difesa del welfare state” nel 1986. Per decenni ha denunciato la violenza del mercato capitalistico senza regole, alla retorica della “mano invisibile” contrapponeva la tesi che i mercati e la finanza hanno un nome e un cognome, e come tali vanno identificati e affrontati. Nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1987 il professor Caffè lascia ordinati sul tavolino della sua stanza i suoi occhiali, la chiavi, i documenti. Chiude silenziosamente la porta dietro di sé e scompare.

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