La luce che illumina l’arte di Diego Esposito

30 Giugno 2024

Le opere dell’artista teramano esposte in una grande mostra diffusa ambientata in cinque luoghi simbolo della città

TERAMO. «Se sono diventato artista lo devo al polittico di Jacobello del Fiore. Tra l’arte antica e l’arte moderna esiste una contemporaneità», ha sempre detto Diego Esposito, artista teramano di levatura internazionale, classe 1940, che dopo mezzo secolo vissuto tra Venezia e Milano e operando nei quattro angoli del globo torna nella città natale con la grande mostra diffusa Lvx illvminat lvcem, inaugurata ieri sera in cinque siti del capoluogo aprutino. Il titolo della mostra, organizzata da Rotary Club Teramo Est con Galleria Allegra Ravizza di Lugano e curata da Marco Meneguzzo e Aldo Iori, è inciso a epigrafe sull’omonima preziosa opera in ceramica e oro posta su un panno di lino e collocata sull’altare che nella cappella del Sacro Cuore, nella cattedrale di Santa Maria Assunta, fronteggia il grandioso polittico Incoronazione della Vergine (1414-17). Al capolavoro di Jacobello del Fiore e del tardogotico veneziano, opera identitaria per Teramo, contenente nella predella la prima illustrazione della città, alla sua luminosità aurea e ieratica, Diego Esposito ha voluto rendere omaggio con la splendente ceramica (un quarto fuoco) che riprende le dimensioni di una pietra della facciata della cattedrale. «Ringrazio il vescovo Lorenzo Leuzzi, che mi ha regalato un’emozione incredibile accettando una mia opera in duomo», ha detto il maestro Esposito presentando ieri mattina alla stampa la mostra in compagnia dei due curatori (Meneguzzo in collegamento) e dell’assessore comunale alla cultura Antonio Filipponi nella saletta audiovisivi de L’Arca Laboratorio per le arti contemporanee, che ospita la sezione pittorica dell’esposizione.
Nella galleria civica di largo San Matteo sono mostrate dieci opere realizzate dall’artista teramano in tempi recenti; le altre sezioni del complesso progetto espositivo, pensato e curato dallo stesso Esposito coi suoi assistenti Stefano Cumia e Velia Fondi, coinvolgono la pinacoteca civica, la villa comunale “Stefano Bandini”, la biblioteca regionale “Melchiorre Delfico”. Cinque siti che fino al 10 settembre accoglieranno le creazioni del maestro teramano.
«Non c’è nessun artista al mondo più glocal di Diego Esposito: globale e locale si fondono in lui. L’imprinting del luogo natale, il genius loci, ti permette di andare per il mondo» ha detto il co-curatore Marco Meneguzzo «Diego gira il mondo a piazzare le sue pietre (la serie “Latitudine/Longitudine” in nove Paesi, tra cui l’amato Giappone, per tre continenti, ndc) ma conserva forte il legame con la sua città».
La mostra si articola in cinque luoghi significativi di Teramo, per spiritualità, storia, cultura, e in ognuno risalta un segno preciso: luce, colore, storia, viaggio, natura, come spiegato dal co-curatore Aldo Iori: «La luce dorata, innanzitutto, con l’opera Lvx illvminat lvcem nella cattedrale. Il colore nelle sale de L’Arca, con un corpus di dieci opere di grande e media dimensione in relazione tra loro. La storia, nella pinacoteca, dove il mosaico L’arte è sempre contemporanea / Tracce a Teramo è stato ispirato a Diego dal recente rinvenimento nel centro storico teramano, in via Sant’Antonio, di preziosi pavimenti musivi (ricoperti dal Comune in vista, si spera, di un non troppo lontano intervento che li renda visibili, ndc). Il viaggio, nella biblioteca Delfico, con taccuini di viaggio, quaderni di appunti, acquerelli. La natura, nella villa comunale Bandini, con la standing sculpture Mappa celeste, opera in ferro e diverse colorazioni progettata e realizzata in via permanente per l’antico giardino botanico teramano». Mappa celeste sarà inaugurata a luglio, in una data da individuare, e nell’occasione sarà presentato il catalogo (Silvana Editoriale). Ma opere di Diego Esposito sono da tempo in tutta la città, da lui donate: nel campus dell’università, tra l’aula magna e il Contemporary Sculptures Garden, sono presenti i suoi dipinti concettuali, Scale di Colore Suono del Tempo, che omaggiano gli artisti Luca d’Atri, Andrea De Litio, Jacobello del Fiore e il musicista Zacara da Teramo, i primi tre sue stelle guida, e la grande installazione Naos (già nella villa comunale in occasione della rassegna Exempla 2 del 2002, poi smantellata e dimenticata), che di notte si illumina ed è visibile dalla città. Previste visite guidate nei vari siti cittadini.
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