«La mia Sophie ragazza semplice che vede il male»

Edoardo Oliva porta a teatro a Pescara la storia della giovane tedesca che si ribellò al nazismo
PESCARA. Sophie Scholl aveva 21 anni quando venne ghigliottinata in seguito alla condanna per alto tradimento nella Germania hitleriana. Era una giovane tedesca che percepì quanto il nazismo rappresentasse uno dei punti più bassi toccati dalle peggiori aberrazioni umane. La sua storia e la sua coscienza ispirano lo spettacolo che stasera, in occasione del Giorno della Memoria, alle 18 va in scena all’auditorium Petruzzi (biglietti 12 euro; ridotti per studenti e over 65; per prenotazioni 333.6530249).
La pièce si chiama appunto “Sophie”: è stata scritta nel 2006 da Edoardo Oliva, che la interpreta insieme a Valeria Ferri, con la scenografia di Francesco Vitelli. L’appuntamento di oggi è il secondo della quinta edizione del festival “La cultura dei legami”, organizzato da Oliva con il Teatro dell’Immediato, un progetto avviato nel 2005 e al quale partecipano anche l’attore e autore Vincenzo Mambella e Giulia Oliva, che cura la parte amministrativa della compagnia.
Oliva, che cosa ha ispirato questa rappresentazione?
Le vicende della Rosa bianca, un movimento pacifico di opposizione al nazismo che ha operato in Germania tra il ’42 e il ’43. Sophie Scholl, il fratello Hans e un terzo compagno che ne facevano parte vennero condannati per alto tradimento e giustiziati, dopo essere stati sorpresi a diffondere volantini contro il regime di Hitler all’Università di Monaco.
Chi era Sophie?
Una giovane forte, cresciuta in una famiglia di principi democratici e di estrazione cristiana, con riferimenti culturali alti che andavano da Goethe ad Aristotele, che a un certo punto capisce dove sta andando la Germania e sente che non può più tacere, perché altrimenti i tedeschi sarebbero rimasti macchiati per sempre.
E cosa fa?
Quella del suo gruppo è un’opposizione fondamentalmente culturale. Tra l’altro in Germania, a differenza di altri Paesi come ad esempio la Francia o l’Italia, non ci sono stati movimenti di resistenza militare forti. I ragazzi della Rosa bianca stampano e diffondono volantini per risvegliare le coscienze. In una di queste azioni a Monaco, scoperti da un inserviente dell’Università, vengono arrestati e tenuti sotto torchio per quattro giorni dalla Gestapo.
Come avviene il suo incontro con la storia di Sophie Scholl?
Quando avevo dieci anni stavo sfogliando un libro di mio padre sul Terzo reich, e mi colpì una sua foto di profilo, bellissima, con la didascalia che diceva “La 21enne decapitata con il fratello”. Quando ho iniziato a fare teatro, per tanto tempo ho pensato che avrei voluto fare un lavoro su questa vicenda.
Cosa risalta in questa giovane tedesca antinazista?
La sua forza morale. È una ragazza del suo tempo che ama la musica, divertirsi nel tempo libero: non è un’eroina, una sorta di Giovanna d’Arco. Ma è anche una ragazza che in quella Germania prende coscienza di quello che sta producendo il nazismo e decide di andare fino in fondo.
In che modo viene resa la sua storia?
In scena ci siamo io e la Ferri, con un testo che è la rielaborazione drammaturgica dei verbali dell’interrogatorio, sui quali si gioca con i mezzi metaforici ed evocativi del teatro. Rappresentiamo l’incontro tra la Sophie interpretata dalla Ferri e l’agente della Gestapo che sono io. Si assiste a un ribaltamento dei ruoli, nel senso che lei resta ferma e lui si frantuma; il poliziotto non crede che la ragazza possa andare incontro alla morte senza cedere, ma lei rifiuta di fare nomi dei complici. Lui le chiede perché lei, giovane, intelligente e tedesca, si comporti così; lei resta inamovibile e apre delle crepe in una coscienza indottrinata e plagiata dal nazionalsocialismo.
Nella ricorrenza in cui si commemora la Shoah, ovvero lo sterminio degli ebrei in Europa, lei porta in scena uno spettacolo dove gli ebrei non sono direttamente protagonisti.
Il tema trattato è collegato al Giorno della Memoria: Sophie dice al poliziotto che lei sa delle atrocità, degli eccidi degli ebrei e dei campi di sterminio, e questa è una delle ragioni dalle quali nasce la sua ribellione.
Qual è la lezione che ci danno Sophie e in generale il periodo storico nel quale vive?
La Seconda guerra mondiale e il nazismo rappresentano il vertice toccato dell’atrocità umana: hanno fatto emergere la parte più oscura dell’uomo. La storia ricorda tanti eccidi e tante stragi, ma mai c’è stata una decisione così aberrante di prendere e andare a cercare, con lo scopo di eliminarla fisicamente, una categoria di persone in maniera così scientifica e organizzata. Tra pochi anni non ci saranno più i testimoni diretti di quello che è accaduto: noi abbiamo il dovere della memoria storica per evitare che qualcosa del genere possa in qualsiasi modo riaccadere.
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