«La mia tromba al servizio dell’Africa che sa emozionarmi»

LANCIANO. «"La musica, come la danza, è un linguaggio universale, capace di mettere tutti d'accordo senza steccati, ideologie, razzismo. Dove c'è musica c'è unione e condivisione». Fabrizio Bosso, 41...
LANCIANO. «"La musica, come la danza, è un linguaggio universale, capace di mettere tutti d'accordo senza steccati, ideologie, razzismo. Dove c'è musica c'è unione e condivisione». Fabrizio Bosso, 41 anni, musicista definito il «più talentuoso trombettista jazz d'Europa» non ha dubbi: per scalare e scavalcare i confini ci vuole la musica. E lui, diplomato a soli 15 anni al conservatorio Verdi di Torino, di musica ne mastica da sempre moltissima. «Andrebbe insegnata meglio nelle scuole, con delle classi attrezzate e più ore di lezione, fin da piccoli», dice parlando con il Centro, alla vigilia del suo concerto a Lanciano, questa sera al Teatro Comunale Fedele Fenaroli, «La musica insegna la condivisione».
Bosso ha il merito, grazie anche alle numerose collaborazioni (le ultime per "Tandem", l'album di Bosso e Julian Oliver Mazzariello con Fabio Concato e Fiorella Mannoia) di aver avvicinato tanto le nuove generazioni al jazz, appannaggio di un pubblico colto e adulto. «Questo è un concetto vero solo fino a diversi anni fa», osserva il musicista. «Da una decina d'anni ormai noto ai miei concerti sempre più ragazzi, merito forse del fatto che mi piace attraversare diversi generi musicali e riadattarli in chiave jazz. A mio parere la contaminazione è importante, nulla è "sacro" nella musica. Io poi sono un onnivoro: cresciuto a musica classica e jazz non disdegno nulla, dalla musica brasiliana al pop, l'importante è che sia di qualità».Il concerto di beneficenza di questa sera a Lanciano è l'ultima tappa della manifestazione "Concerti di gusto" e sostiene il "Progetto Etiopia Onlus – Lanciano" di cui è responsabile Angelo Rosato che ha curato la direzione artistica della rassegna musicale. E il 14 gennaio Bosso sarà coinvolto nuovamente nel progetto come testimonial in un concerto ad Addis Abeba con il fisarmonicista Luciano Biondini per l'inaugurazione di una scuola.
Che rapporti ha con l'Africa?
«Ci sono stato a suonare tre volte, la prima proprio ad Addis Abeba. Ne sono rimasto fortemente colpito, ci sono contrasti fortissimi che ti segnano per sempre. Due anni fa ho fatto un tour in Sudafrica con Luciano Biondini e ho avuto un'esperienza che mi ha toccato: tornando da un safari ci siamo fermati a suonare in una scuola, dopo aver visto dei ragazzi in divisa che camminavano scalzi e aver chiesto il permesso alla responsabile dell'istituto. Suonare davanti a 200 paia di occhi spalancati mi ha regalato un'emozione che nessun teatro, nessuna Carnegie hall potrà mai darmi».
Questa sera lei suona con lo Spiritual trio, uno dei suoi progetti più affascinanti.
«Sono un po' di anni che suoniamo insieme, ci piace. Si tratta di una musica molto diretta, che arriva facilmente al pubblico, ma che ha bisogno di essere interpretata perché si tratta di brani che sono sempre stati suonati nelle chiese, un repertorio spiritual e gospel con un approccio un po' diverso da quello a cui siamo abituati e che però il pubblico apprezza molto».
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