La montagna dell’andare dell’abruzzese D’Amato verso lo Strega Poesia

L’autrice presentata dalla casa editrice pescarese Ianieri «Sono contenta, ma non credo di avere alcuna speranza»
PESCARA. L’abruzzese Federica Maria D’Amato e il suo “La montagna dell’andare” (Ianieri edizioni) in corsa verso il Premio Strega Poesia. C’è anche l’ultima raccolta di poesie della scrittrice, giornalista, traduttrice e conservatrice al Museo Paparella di Pescara, tra i 144 concorrenti della seconda edizione del riconoscimento letterario. Presentato in anteprima a novembre 2023 al Fla di Pescara, il volume in questi giorni è al vaglio del Comitato scientifico del Premio che il 5 aprile annuncerà la rosa dei 12 candidati.
Reduce dal Premio Porto con la ballata “Benedizioni abruzzesi” e dal Premio Città di Como con “A imitazione dell’acqua”, pubblicato nel 2017 con Nottetempo, è la stessa D’Amato che riassume il filo conduttore della raccolta. «È un libro di tentativi poetici diviso in tre sezioni - “Voi/loro”, “Noi”, “Paretaio” – in cui torno a cercare di capire gli altri, passando tra forti resistenze e abbandoni», spiega. «La prima sezione è quella più arrabbiata, con una forte volontà di distanziamento dagli altri. Nella seconda, c’è l’illusione che ci sia un “noi”, con scritti poetici che fanno riferimento agli affetti più cari. E poi, nell’ultima, c’è una sorta di risoluzione, ma anche un’apertura. Diciamo che gli altri vengono perdonati di essere qualcosa di staccato dall’io, e quindi si perdona anche se stessi».
A dieci anni dal successo di “Avere trent’anni”, D’Amato sceglie ancora la casa editrice abruzzese Ianieri perché, come spiega, «Mario è un amico con cui ho lavorato per la prima volta 15 anni fa. Quando l’anno scorso ho deciso di tornare a rendere manifesta la mia scrittura ho avuto contatti e proposte anche da case editrici più grandi. Poi però, anche grazie a Fabio Barone, che ha ripreso in mano la collana che avevo ideato “L’Angiolo” e che mi ha invitato a pubblicare nuovamente con loro, ho fatto questa scelta, di cui sono molto contenta. È una scelta di cuore e di campo, anche perché, se in passato lavorare con grandi case editrici era una consacrazione, oggi i professionisti più attenti al testo lavorano proprio con quelle più piccole». Ed è proprio la casa editrice ad aver tentato la strada del Premio Strega Poesia, sul quale però, D’Amato non si dice così ottimista: «Sono contenta che Ianieri abbia presentato il mio libro e che sia stato accettato, soprattutto perché mi fa piacere che il nome della casa editrice giri perché quello che fanno questi piccoli sognatori è un lavoro molto difficile. Ma non credo di avere alcuna speranza perché le dinamiche sono davvero complesse. In questa fase parliamo ancora di una lista di 144 titoli che viene diffusa soprattutto per gratificare la vanità degli scrittori, nonostante sul fronte della poesia ci siano premi tecnicamente anche più meritevoli, come ad esempio il Premio Dessì, il Carducci o il Flaiano». Tornando alla raccolta, impossibile, per «un’abruzzese molto fiera di esserlo, senza alcuna vanità», non trovare traccia dell’Abruzzo. «C’è già a partire dal titolo. E non solo perché la montagna è il simbolo per eccellenza dell’Abruzzo, ma perché è un elemento insito nel nostro carattere. Questa volontà di affrontare la realtà nel silenzio, a volte anche in maniera un po’ burbera, ma sempre con grande autenticità. Inoltre, abbiamo inserito alla fine del libro un qrcode che rimanda a una serie di poesie manoscritte e di scatti dei più grandi fotografi che si sono dedicati alla montagna. Per cui l’Abruzzo assolutamente c’è».