La Murgia in Abruzzo con gli amori “tabù” di Chirù ed Eleonora

Apprezzata, ma discussa. Mai banale e pronta a difendere le sue idee e posizioni spesso radicali. Dotata di una dote innata: quella di far sì che il lettore ritrovi nei suoi scritti riferimenti a...
Apprezzata, ma discussa. Mai banale e pronta a difendere le sue idee e posizioni spesso radicali. Dotata di una dote innata: quella di far sì che il lettore ritrovi nei suoi scritti riferimenti a temi di attualità. È accaduto col romanzo che la ha resa famosa: l’Accabadora. Imperava il tema dell’eutanasia, lei era in libreria con una storia incentrata sulla figura, a metà tra mito e realtà, della donna sarda che dona una morte pietosa ad anziani e malati. Accade oggi. Nei giorni del dibattito su diritti civili e adozioni, Michela Murgia presenta “Chirù” (Einaudi), un libro che tocca il tema dell’affidamento e dell’affidarsi extra- famigliare, «anche se il termine corretto è “elezione”» e il tabù delle relazioni tra una donna e un ragazzo con 20 anni in meno, «ma tra i due non accade nulla di pruriginoso».
La scrittrice presenta il suo romanzo oggi nel Centro d'Abruzzo di San Giovanni Teatino. Qui, alle 18 nella LibreriaCoop, si tiene l’incontro “A tu per tu con l’autore” patrocinato dalla Regione Abruzzo e coordinato dal circolo sardo “Dimonios” che ha coinvolto il musicista Bruno Loi e le sue launeddas, tipico strumento del centro dell’isola. Un incontro, dunque, che sa di Sardegna. E non poteva essere altrimenti visto che la scrittrice è di Cabras (Oristano) e il romanzo è ambientato a Cagliari dove vivono il già citato Chirù ed Eleonora, donna che sceglie e viene scelta come “maestra” dal 18enne. Un romanzo intenso e appassionato al punto da far pensare che racconti una parte di chi l’ha scritto.
C'è più Michela in Chirù o in Eleonora?
«In Chirù. Anche io ho avuto ottimi maestri. Ho vissuto le contraddizioni di un rapporto in cui ti affidi ad un altro, condizione intensa e appagante anche se non priva di rischi».
Ma nel libro è la “maestra” che subisce i cambiamenti più radicali.
«L’educazione e il trasferimento di un insegnamento non sono unidirezionali. È difficile capire chi, tra maestro e alunno, influenza di più l’altro. Nel libro, poi, tutto è riportato a un gioco di passione».
In effetti nulla è più distante da Eleonora dello stereotipo della deamicisiana maestrina della penna rossa.
«Sì! E questa distanza è dovuta a una precisa scelta. Nella nostra cultura è presente lo stereotipo dell’insegnate uomo, adulto e autorevole. Una figura che nulla ha a che vedere con quella di Eleonora».
Il loro rapporto riprende quello tipicamente sardo del "fillu 'e anima", ossia un affido non codificato per cui il bimbo cresce in una famiglia che non è quella di nascita?
«Sì, anche se in questo caso tra i due c’è un rapporto temporaneo. Chirù eredita la parte migliore della sua maestra e la declina a modo suo. L’affiliazione l'ho vissuta in prima persona ed è più complessa».
Così come è complesso il dibattito su diritti civili e adozioni di questi giorni.
«Per me la legge Cirinnà è debole. La vorrei più radicale. Si tratta di una questione di civiltà ed è necessario fare un passo verso la parificazione. Tanti bambini crescono in famiglie omoaffettive, ma private del diritto di farsi una vita»
La famiglia nel libro emerge come un luogo pericoloso.
«Le famiglie sono tutte patogene... per la gioia degli psicanalisti. Io descrivo i rischi di quella patriarcale, in cui l'amore diventa potere, e di quella in cui le aspettative dei genitori diventano l’incubo dei figli»
Tra Eleonora e Chirù, con i loro 20 anni di differenza, nasce una relazione che può essere vista come un tabù.
«Sì, ma tra loro non succede nulla di erotico. Il libro non asseconda pruriti, ma parla di un erotismo mentale che passa tramite l’intensità della relazione. Un rapporto agli antipodi da quello donna matura-uomo giovane che sottintende l’espressione nave scuola»
Qui in Abruzzo scatena dibattiti e pettegolezzi il rapporto tra la senatrice Pezzopane e il suo giovane fidanzato.
«Vedere dei problemi in una relazione è un problema tutto italiano. Sogno un mondo in cui tutto questo non esiste».
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