La musica di D’Alberto illumina “Gehorsam” al museo di Berlino

L’artista teramano scelto da Saskia Boddeke e Greenaway «Ho dovuto comporre una melodia che fosse aria»
TERAMO. Luca D'Alberto e la sua musica da Teramo a Berlino per due artisti di fama planetaria, Saskia Boddeke e Peter Greenaway. Il raffinato compositore e violista teramano, giovane ma già proiettato in una meritata dimensione internazionale, ha scritto le musiche per la grande installazione “Gehorsam - Die Geschichte von Abraham, Isaak und Ismael” (Obbedienza - La storia di Abramo, Isacco e Ismaele) creata dalla coppia Boddeke e Greenaway per il Museo Ebraico di Berlino.
L'opera, che occupa un intero piano dell'edificio di Lindenstrasse, viene inaugurata oggi nella capitale tedesca, dove resterà fino al 13 settembre. “Gehorsam” è una creazione congiunta dell'olandese Saskia Boddeke, geniale regista e artista multimediale richiesta in tutto il mondo (in Italia ha tra l'altro diretto allestimenti lirici per il pesarese Rossini Opera Festival), e del britannico Peter Greenaway, tra i massimi e più innovatori registi cinematografici dell'ultimo trentennio, legato a una forte matrice pittorica e pittore lui stesso. Nell'opera realizzata per un luogo simbolico come lo Jüdisches Museum viene affrontato con il linguaggio contemporaneo multimediale il tema del sacrificio di Isacco e dell'obbedienza a Dio di suo padre Abramo.
Uno degli episodi biblici più noti e controversi, presente nelle tre religioni monoteiste e implicante questioni teologiche, storiche e morali risolte in modo diverso da Ebraismo, Cristianesimo, Islam, con ripercussioni differenti nelle rispettive culture. Per le musiche che completano “Gehorsam” Boddeke e Greenaway hanno voluto il musicista teramano Luca D'Alberto. Che aggiunge questa collaborazione prestigiosa a un curriculum già splendente per un 32enne partito dalla provincia: più di una collaborazione con il Pina Bausch Tanztheater; il progetto ibrido tra musica danza e immagine “Estasi” (con Ditta Miranda e Damiano Ottavio Bigi, del Tanztheater, e il filmaker Ivan D'Antonio) fruibile su iTunes; le collaborazioni con Pippo Delbono, Costanza Quatriglio, e con Michele Placido per teatro (Re Lear) e cinema (La scelta). Raggiunto telefonicamente a Berlino, Luca D'Alberto ha raccontato al Centro l'emozione di questa nuova importante collaborazione.
Com'è nato il contatto con Boddeke e Greenaway?
«Hanno visto sul web il mio progetto “Estasi”. Saskia è molto attiva sui social network, mi ha cercato, si è messa in contatto con me dicendomi: “Tu sei il nostro uomo”. Così è partita la proposta di lavorare sul loro progetto per il Museo Ebraico di Berlino».
Vi siete visti spesso? Le hanno dato indicazioni precise o le hanno lasciato libertà nel comporre?
«Nei mesi precedenti ci siamo visti e sentiti parecchio, anche attraverso skype. Siamo stati molto vicini nell'ultima fase del progetto. Loro hanno amato subito la mia musica, ne sono stati felicissimi. Saskia e Peter oltre a essere artisti immensi si sono rivelati due persone dolci, umanamente molto disponibili. E molto professionali, pieni di energia, presenti 24 ore su 24».
Qual è il senso dell'opera “Gehorsam”? E che tipo di musica ha composto per essa?
«Nelle 15 stanze in cui si snoda l'opera di Boddeke e Greenaway viene raccontato il tema del sacrificio di Isacco nelle differenti versioni delle tre religioni monoteiste. Viene sviluppato il tema dell'obbedienza, ma l'attenzione è rivolta non solo ad Abramo, colui che obbedisce, ma anche alle vittime: Isacco, che Abramo è pronto a sacrificare, e l'altro figlio Ismaele, che Abramo allontana. È un'opera multimediale, tra videoarte, danza, installazione. Ho dovuto comporre una musica spirituale, attenta non solo alla melodia ma all'atmosfera, al luogo. Una musica che fosse soprattutto aria. La musica ha questa forza divina della non matericità. Ho privilegiato gli archi, mentre per la parte elettronica ho evitato le basse frequenze, lavorando soprattutto sui sibili, sui suoni ariosi, acquosi. Un lavorone, molto complesso, perché si tratta di partiture distinte, una per ogni stanza, ma legate tra loro nel passaggio da un ambiente all'altro, con una connessione che accompagna il visitatore. Musiche diverse, ma una sola musica».
Altro lavoro importante da lei musicato e vicino al debutto al Festival dei Due Mondi di Spoleto è “I duellanti” di e con Alessio Boni, da Joseph Conrad.
«È la prima vota che lavoro con Alessio Boni. Abbiamo letto insieme il testo per approfondirlo. Qui il lavoro musicale è più particolare. Ho composto totalmente in acustico e per un solo strumento, un violoncello. In scena con i due attori (Boni e Marcello Prayer) ci sarà una violoncellista, che dovrà interagire con loro anche a livello drammaturgico. La musica è come un altro protagonista, un'altra voce che comunica con gli attori».
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