La neve di Giuseppe Rosato «Parlo la lingua dell’infanzia»

Esce in questi giorni il nuovo libro di poesie dello scrittore di Lanciano Versi nel dialetto dei quartieri popolari e delle botteghe dove è cresciuto
Quaranta brevi poesie legate dal filo conduttore dell'assenza compongono «Il buio, la neve», l'ultima raccolta di versi di Giuseppe Rosato, poeta e scrittore nato a Lanciano nel 1932, che in questi giorni aggiunge un'ennesima piccola perla alla sua vasta produzione letteraria. Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Ferrarese Book Editore, ed è stato presentato giovedì scorso a Villa Serena a Treglio, comune alle porte di Lanciano.
Il volumetto si compone di tre parti: una prima e una terza nella quale sono presenti versi recenti e inediti; un'altra, la seconda, che inframmezza le poesie più recenti con latre che in parte sono state pubblicate in un'antologia del 2005, «L'inguardabile vero», edita da Tracce. Il tema che prevale e che unisce le varie sezioni del libro è quello dell'assenza, delle memorie e dei ricordi tornano e ritornano, pungolano nella consapevolezza che la vita non possa non essere appunto qualcosa di buio. Per Rosato l'assenza forte che ispira questi versi è inevitabilmente quella della moglie e compagna di vita Tonia, venuta a mancare ormai dodici anni fa. A questo buio però fa comunque da contraltare il bianco, che ricorre nei versi e che nel titolo è personificato nella neve: un bianco che è immagine di candore, che porta conforto, rimanda all'infanzia e alla purezza, mitigando appunto il buio dell'assenza. Il bianco e la neve sono un'idea, ma per l'autore sono spesso stati anche un punto di unione con Tonia: «Verrà la neve e avrà i tuoi occhi» è ad esempio una frase che il poeta amava parafrasare dialogando con la moglie.
A dispetto dei suoi 86 anni, Rosato con questi versi dimostra di continuare ad essere uno scrittore prolifico e lucido, mai banale, ancora capace di spaziare in più settori e su più livelli. Intellettuale eclettico, nel corso degli anni l'autore lancianese ha infatti avuto modo di fare cultura in più settori, e in quello della poesia è stato e continua ad essere capace di maneggiare con la stessa autorevolezza tanto l'italiano puro quanto il dialetto.
La produzione poetica di Rosato include infatti anche una parte consistente in vernacolo abruzzese, e proprio in questo campo a breve, probabilmente dopo l'estate, darà alle stampe una nuova collana di versi, in una lingua che il poeta lancianese è capace di restituire ai suoi lettori esaltandone il ritmo costante e la sonorità, quasi la “cantabilità”.
Il dialetto per Rosato è la lingua dell'infanzia, dei quartieri popolari e delle botteghe dove è cresciuto, di un centro storico dove vive ancora ma che non è più quello di allora: tanto dal punto di vista sociale e urbanistico, quanto da quello linguistico. Di fronte a un dialetto di oggi, sempre meno praticato e sempre più contaminato da italianismi lessicali e sintattici, nelle sue liriche in vernacolo Rosato ripropone quella che lui stesso definisce «una lingua dell'infanzia in un mondo che era “dialettale”, perché semplice e genuino come la lingua che vi si parlava».
Oltre ad aver insegnato a lungo Lettere, e lavorando contemporaneamente per i servizi culturali e i programmi della Rai a Pescara, Rosato ha collaborato con varie riviste: è stato codirettore di Dimensioni tra il 1958 e il 1974, e di Questarte tra il 1977 e il 1986. Ha avuto in ruolo attivo in numerose manifestazioni culturali, fra le quali il premio Flaiano di Pescara, del quale è stato segretario generale fin dalla fondazione nel 1991, o il premio per racconti inediti che si svolgeva a Lanciano ed era intitolato allo scrittore concittadino Eraldo Miscia. Sempre a Lanciano è stato tra i fondatori, nel 1966, di uno dei primi premi nazionali di poesia dialettale, in seguito intitolato a Mario Sansone. Come scrittore ha vinto prestigiosi premi letterari, tra i quali il Carducci (1960) e il Pascoli (2010). La sua produzione letteraria, oltre alla poesia, ha spaziato dalla narrativa agli aforismi, dalle opere parodistiche a quelle satiriche. La sua verve creativa ha partorito anche un numero consistente di vignette umoristiche.
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