La Pantelleria di Calaciura domani a Pescara
PESCARA. Nell'ombelico del Mediterraneo, come «un rigurgito della creazione» gettato a «ingarbugliare le rotte dei naviganti», l'isola di Pantelleria sembra scolpita nei quattro elementi che formano...
PESCARA. Nell'ombelico del Mediterraneo, come «un rigurgito della creazione» gettato a «ingarbugliare le rotte dei naviganti», l'isola di Pantelleria sembra scolpita nei quattro elementi che formano il codice genetico del caos primordiale: acqua interminabile, fuoco vulcanico, vento di tramontana e terra - anzi pietra, lama di ossidiana nera e muri a secco, ricamati di calce. Un avventuroso e onirico taccuino di viaggio, “Pantelleria. L'ultima isola”, (Laterza, 2016, 90 pagine, 12 euro), il libro firmato da Giosuè Calaciura, scrittore e giornalista (da ricordare almeno l'importante romanzo d'esordio, “Malacarne”, del 1998), tra gli autori della trasmissione Fahrenheit di Rai Radio3, sarà presentato domani alle 18 nella libreria Feltrinelli di Pescara. Dialogheranno con l'autore, Antonio Del Giudice, Marco Presutti e Marzio Maria Cimini.
Pantelleria è defilata rispetto alle rotte dei migranti che partono dalle spiagge libiche: l'approdo è Lampedusa. Chi arriva, annota Calaciura, modifica la percezione addomesticata del Mediterraneo, che qui torna ad essere «confine e frontiera, mare tragico, ecatombe per quelli che vengono dal sud, rassicurante filo spinato liquido per chi lo guarda da nord». Lo sviluppo economico si fonda su un agricoltura difficile e di qualità: lo zibibbo, e soprattutto la raccolta dei capperi, vero patrimonio dell'isola. E poi il turismo: 8 mila «dammusi«», in gran parte ristrutturati come seconde case, hanno contribuito a rilanciare il profilo internazionale di Pantelleria.
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